Il bisonte
Paolo Ursaia
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Ricordo muto,
il sole ricoperto da un velo...
l'uomo, armato dalla vita,
non era un cacciatore,
percepì la bestia
e si voltò tremando;
si fissarono
in un istante d'eterno.
Ebbe paura il bisonte
e lo travolse,
ma l'uomo non sparò;
s'incontrarono ancora
quegli occhi,
ed i cuori batterono
confusi e sorridenti,
ed il tempo si fermò.
Ma tremò l'animale,
e caricò,
lasciadolo solo,
tramortito.
Riprese il cammino
quell'uomo,
e la sera lo portò
in una palude stantia
dove trovò la bestia
impantanata nel fango
ove l'avevano precipitata
passi di falsa libertà;
si fissarono
in un lungo sguardo
fatto di comprensione
di fiducia ritrovata...
non poteva l'infelice
trarre quel possente corpo
da quelle sabbie putride,
troppo era il peso.
Posò il fucile
e scese in quell'inferno
e l'ultimo raggio di sole
diede loro l'addio... insieme.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
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