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Ho visto colori che possono essere fatali.
Sono un alone!
Non ho colori di questa terra
Non ho forse pennelli.
Una misera tela spregiudicata.
Spietate colline a riserva
ma mi cacciano ugualmente.
Scandalose colline a picco
per ridere cogliendo favole.
Disastri in imminente previsione
e terre stanche di lavoro.
Sterni iridati e flaccidi
dipinti a tarda vita.
Non mi riconosce più la notte
Non mi segue più il mattino.
Anch'essi temono la mia impudicizia
e le nacchere remote del mio pene.
Arnesi unti di pellame
Cotti in ciotole di stridule famiglie.
Fiòndati al di là dell'eros
spògliati dei pensieri
Denuda le mani e i piedi - vai e fai.
Orgiami di tuo e fottimi.
Spogliami! Spolpami... poi mi sradicherai.
Sarai sola nella traccia
sarai persa nel mio seme.
E pioverò le tue natiche argentee
e il tuo pelo fluttuante.
Domani è ora di alzarsi
io non lavoro, tu nemmeno
Cercami ancora, adoro la tua Selvaggia.
Rosse torri ci scrutano
lasciami nascondere,
allarga le gambe.
Diteggiami in folli bettole si sesso.
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Commenti (1)
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Cristina Khay4 gennaio 2007
Devo dirti che all’inizio la lunghezza del tuo testo mi ha atterrita... alla seconda lettura sono riuscita a trovarti tra le righe e... sì... devo dire che i versi sono incisivi, usi parole ed immagini forti, in quella disperazione che l’ossessione porta con sè... Nonostante il taglio conciso delle frasi espressive, il concetto e’ pieno ed intenso. br Piaciuta davvero molto.
