L'avvenenza della morte mi sostenta

siiiiiiiii, narcisista son!!!!!!!!! sguazzo nella cupidigia del mio essere, m'accarttoccio intorno al mio super-io, convinto e stantio........navigo su velieri di me , su autostrade a mie corsie , su ospedali farciti di letti miei. narciso diserbante,offusco ragioni negando le mie. IO , narcicasinista, ondeggio su maro
Commenti (6)
Amara ... un resoconto di un vivere in un mondo falso, ipocrita, vestito a festa e vuoto dentro... Stilata in modo quasi convulsivo, nasconde una grande sensibilità e capacità di analisi, ironia di vuoti a perdere ... ma (secondo me) la morte che porterà quiete, troverà un gran bel contenuto... Piaciuta veramente tanto...
e Dio mi disse... preparati alla vita... e mi fa tanto una scena del film Matrix, presente quando deve scegliere la pillola rossa o blu, eh, che a saperlo come disse il buon Cypher a sapere della bagara di M*** che avremmo dovuto digerire... sai dove la si faceva arrivare la pillola! lo stile targato Omissam cattura nelle parole ed introduce immagini con schiaffetti leggeri... ma la cosa bella e che alla fine della lettura sei gonfio di mazzate grande
ardua impresa sviscerare il grande contenuto della poesia del mitico Omissam solo provarci è infierire su di essa togliendo tutta la bellezza e tutta la grande poetica della quale è cinta. Mi piace osservare due cose fondamentali e cioè l'epicureismo al quale l'autore si lega con fede e ne da prova ora come nelle precedenti opere e che mi garba molto, e la seconda cosa che sembra contrastare con il precedente assunto cioè quel nichilismo speso bene in molti versi quasi fa da colonna portante delle opere del MassimOmissaM, resto in problematico dualismo perché forse non riesco a mettere insieme i due pensieri.
una preziosa poesia. fa riflettere pur nel suo stile ironico e liberamente andante
Grande tessitore di pensieri acuti e crudi che rivesti di palpabile ironia: Celi, ma mai a te stesso, seguendo il filo che pare illogico di logico pensiero, i peccati quasi veniali che ognuno di noi, uomo o donna ha vissuto (non commesso, ma vissuto appunto) perché il gioco della vita deve essere provare a realizzare che in fondo forse qualcosa mancava. In un continuo riflesso di te stesso ti giochi la vita con la serietà di un disincatato ironico saggio. Sbaglierò, ma questo è il lato di te che mi affascina e... rapi... sce
la morte, come parametro di misura della vita, di noi stessi... non è male, anzi dovremmo tenerla in maggiore considerazione, non come uno spauracchio, ma semplicemente come un termine, una scadenza, talvolta persino una consolazione, o una consapevolezza, quella di essere caduchi... di non esser Dio... misurarci con la morte ci ridimensiona, fa bene... così com'è salutare leggere questo autore... sa sempre dove andare a parare, ed in questi tempi così confusi, non è poca cosa!





