Il superbo trovatore
Claudio Battistella
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Una sera delle tante
un cantor imbellettato
mise a frutto il proprio fiato
nella casa d'un pagante.
Di lì a poco, gl'invitati,
per il vino esuberanti,
bisbigliavan denigranti
senza l'esser richiamati.
Il cantore, di sé pieno,
se ne avvide di soppiatto
s'interruppe esterrefatto
pretendendo ascolto almeno.
Sennonché qualcuno, lesto,
ben celato gli urlò dietro:
- Non cantare, vade retro! -
Il cantore pensò presto:
- È così che dicon, dunque?
È così che credon tanti?
"Sono rime senza vanti
che potrebbe far chiunque..."
Io che sono ver poeta,
io dall'estro sì geniale,
non mi dicano gran male
ché del canto son esteta! -
Così prese ad inveire,
una bolgia fu il salotto,
s'era acceso un quarantotto
e il cantor urlando a dire:
- Se mi sbronzo nel mio brodo,
se mi godo il mio talento,
non ci vedo detrimento
ma l'invidia ch'in voi odo!
Criticoni e mangiafieno,
voi pensate a banchettare
e non fatemi dannare
che a me piace star sereno!
Forse il mio più gran difetto
è che son pur troppo bravo
ed in tutto me la cavo,
quindi il mondo mi va stretto. -
- Ti rispondo io, cantore,
ché ti trovo un po' superbo,
il tuo piglio è molto acerbo,
e non canti con il cuore.
Quando intòni sai ragliare,
quel ch'inventi fa dormire,
ma tu ci vedrai gioire
se non cerchi di cantare!
I talenti sono tanti,
ti consiglio: cambia strada;
troverai quel che ben vada
per stupirci tutti quanti. -
Il cantore, insofferente
di superbia ancora intriso
corse fuori, scuro in viso,
per gettarsi in un torrente.
- Chi non ama il mio servigio,
e il mio canto non apprezza,
non ne merita l'ebbrezza
ma soltanto un mondo bigio. -
Fu così che il trovatore,
seppur fiero di se stesso,
dipartì nell'insuccesso
senza gloria e senza onore.
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Claudio Battistella
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