Sette veli neri
Stefano Drakul Canepa
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le mie lune
le ho sacrificate
al cielo nero
Erano sette lune e sette sigilli,
tutte le porte del dolore che ho attraversato
tutti i cieli e le rovine, sette stelle e sette brume
fra le ombre e le paure, solo sette lune.
Erano sete da levigare e parole di cuore,
erano lente storie da raccontare
ed ali aperte solo per sognare un volo notturno,
ali di corvo in una notte troppo densa per morire.
Erano sette veli e sette pugnali,
tutte le rocce disegnate ad ara per sacrificare
al nulla i miei respiri in un alito di scuro inganno,
mero veleno da sorseggiare su di un altare.
Danze da non ascoltare fra i pensieri fragili,
note di nostalgia aperte a ricordo fin dal primo inverno,
quando il sapore delle promesse scioglie
lividi e torti al nudo riflesso di un sole.
Erano sette albe e sette cuori,
fragili amori e tutto ciò che ho avuto
è una nuvola nel vento di una favola,
è una goccia acida in un cielo di follia.
Fra i fuochi e mille fiumi, solo sette mari,
sette veli neri fra le labbra di una notte buia.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (3)
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Jade28 marzo 2012
Che meraviglia! Quanta eleganza in questi versi così pacati, dolci, malinconici e profondi. Immagini sempre suggestive le tue, dove mi piace immergermi. Bellissima!
Laura Maira28 marzo 2012
Bellissimo ritmo; sembra quasi il testo di una canzone e bellissimo questo uso ripetuto del 'sette', numero sacro e dai significati vari ed esoterici, considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. Elegante e raffinata, complimenti.
Maurizio Melandri28 marzo 2012
Eleganza, raffinatezza, ricerca accurata della parola e stile coinvolgente... ma anche un grande pathos sentimentale. Insomma, c'é tutto... veramente bella.



