L'attesa al porto silenzioso
Gianpiero De Tomi
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Distinguo l'incendio sull'orizzonte
anche gli uccelli, rendono il saluto
al sole che cede, stanco ed insanguinato
da frequenti grida inneggianti il lascito
ad una luna troppo debole e pallida
per regnare, sui nostri spiriti evanescenti.
Ho ancora una decadente speranza
in quella nave, dalle vele immobili
e l'ancora artigliata al fondo melmoso.
Il vento è un notturno angelo
che spira verso il misterioso oriente
e quella prua, conserva l'odore
del legno vissuto, intriso di salsedine
e di terre, dall'innaturale richiamo.
Ti attendo come un bambino, fremendo
in quel respiro soffocato, che giungerà
con la stessa quieta disperazione
del passare di attimi immutabili
che sciolgono, in quell'acqua scura.
Ed incido un profumo, di arancia amara
sugli ultimi battiti del mio cuore
prima che scenda, una notte senza forme
ed anche tu, ambrata libellula estiva
scompaia, senza alcun eco dal mondo
lasciandomi in ascolto dello sciabordio
di ferite aperte, da velieri che si distaccano
finalmente liberi, da un porto silenzioso.
©
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Gianpiero De Tomi
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