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Morte 3 aprile 2012 · lettura 4 min · 4799 letture

Gli occhi di un Angelo

Bruno Leopardi 769 poesie pubblicate
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Gli occhi d’Angelo rivolti al cielo, quasi a parlare con Dio a dirgli: “almeno tu mi vuoi, fratello mio”? Un viso scarno da bambino, pallido quanto serve per far capire cos’è accaduto, al mondo a lui ostile, sconosciuto. Braccia sospese, esanime ali che non sanno più volare capelli spettinati come chi va in moto ed usa il vento per farsi accarezzare. Ed una scarpa a terra, ed una addosso a malapena e sulla scatola coi tasti, l’addio non detto strozzato nella gola, scritto in un messaggio che non emette parola. Tu, lieve accenno di vita per me, nome di figlio amato più di ogni altra cosa. Tu, bellezza pura di bambino, delicato petalo di rosa. Perché l’hai fatto, perché, adesso si chiedon tutti: genitori disperati, volti come fontane parenti semisconosciuti. Gabbiano forse stanco ancora prima di saper volare, una vita “storta” che non si lascia amare ed un bilancio chiuso troppo in fretta, come il consumarsi di una sigaretta. Lo so, la vita è un volo per chi riesce a volare, ma tu, ch'eri cosi bambino, forse, non la sapesti amare o forse ti han dato poco bene e ti sei spento, prima di provare. Angelo azzurro e poi, d’improvviso tu, vittima, bambino triste, forse per tante cose da solo viste che l'animo oscurano e annientano il sorriso. Ed un bambino che rimane solo, porta una sofferenza dentro infinita, come uragano che spazzò via il sole per l'intera vita. E la vita, questa vita sarà solo fino a domani se quel suo male dentro non verrà strappato da chi, prendendogli le mani nelle mani, con parole al miele, riesce a ridargli fiato. Ed il tuo male, piccolo Angelo cos’era, una donna acerba che non ti ricambiava? O, l’angoscia di un futuro che troppo pesava sulle spalle di un bambino a inizio primavera? Piccolo uomo, sospeso su una nuvola, 17 anni sono un giorno appena e, troppo pochi per spezzar la catena. E, di te povero Amore, di te rimarrà il tuo nome inciso, sei morto troppo presto acerbo fiore, troppo presto sei stato reciso. Tu tulipano, papavero, rosa, viola, forse gabbiano, rondine o colomba che ancor non vola. Tu, piccolo soldatino (perché la vita è una battaglia) ormai”stanco della vita” e di questa “guerra” che sembra infinita. Ma perché, uomo, nella tua vita quotidiana pensi alle cose futili: “masturbazioni stupide dei tuoi bisogni inutili”. Per poi capire troppo tardi che non c’è più tempo: né per tornare indietro né per andare avanti. E a tanti bimbi, i grandi gli adulti che gli sono accanto, dan troppo poco, spesso tempo non hanno per parlare e crescere con loro. Sai quante volte l'ho sentito: “...sono il padre è vero, però purtroppo io, son preso dal lavoro...” Ma perché Amore adesso cerco una ragione, verifico, analizzo il motivo, se questo non ti farà tornare vivo? E cosa faccio io per i tanti te che ogni giorno soffrono la vita paralizzati da paure che scivolano addosso come grasso tra le dita? E di te piango la mia vigliaccheria il mio egoismo di uomo che non fa che potrebbe dare aiuto e tanto Amore con generosità. Amore tenero, il tuo ricordo è per me una folgore di luce abbagliante, vera ed io lo so, il cuore me l'ha detto: il viso tuo è tra gli Angeli, dall'altra sera.
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Lui ragazzino di 17 anni suicida nel più atroce dei modi. Mi sono domandato tante volte, perché può accadere. Ed ancora me lo chiedo. Una ragazza che non ricambiava il suo amore, un problema con la scuola... perché, mi chiedo ancora, perché? E con me se lo domandavano tutti un anno fa, senza risposta. Io oggi me lo chiedo ancora e non dimentico... e penso che dovremmo leggerci dentro, forse le ragioni sono nei nostri torti... l'ho scritta un anno fa, ed adesso dopo una profonda modifica eccola

L'autore
Bruno Leopardi
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Commenti (5)

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Arcangelo Galante3 aprile 2012

Un testo struggente che pone il lettore dinanzi a riflessioni davvero importanti sulla morte, inaspettata, in giovane età. Notevole sensibilità dell'autore che si domanda il perché di avvenimenti così dolorosi ed inspiegabili. Apprezzata molto per stesura e contenuto. La segnalazione è d'obbligo!

L
Lory3 aprile 2012

forse non siamo più capaci di gestire il dolore nella vita. non ci insegnano e non insegnamo più ad accettare le piccole o grandi sconfitte. ci sentiamo inadeguati, incapaci se ci tocca qualche tristezza. il modello di oggi è che tutto deve essere perfetto e bello, e quando non è così non sappiamo come fare per reagire alla tenaglia che ci serra il cuore.

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rstorace3 aprile 2012

parole che pesano come un macigno sulle nostre coscienze... profonda e toccante... complimenti

Patrizia Ensoli31 luglio 2012

Non sono riuscita a leggerla tutta... 17 anni si, troppo pochi per sopportare quel male dentro... Mi tocca da vicino...

stelsamo5 agosto 2012

L'adolescenza si pensa, sia un'età beata! Niente di più sbagliato. Del resto, se pensiamo alla nostra, ricorderemo senz'altro, tutte le paranoie... Quindi, è facile che un adolescente, dall'animo particolarmente sensibile, specialmente se suo malgrado è stato spettatore di avvenimenti spiacevoli in ambito familiare, abbia sviluppato una sorta di melanconia che può essere ulteriormente alimentata ad esempio, dall'emarginazione dal gruppo dei pari, da delusioni amorose, ecc. Spesso, noi adulti, siamo presi da mille incombenze che crediamo importanti e non ci accorgiamo degli adolescenti a noi vicini e dei loro drammi che si consumano e che talvolta culminano in gesti disperati ed eclatanti, di cui diveniamo pertanto inconsapevoli complici...