Care formiche
Giovanni Perri
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Care formiche vi sento
mentre tramate la fine del mondo
aspettate almeno
ch’io finisca la mia poesia
non ho ancora iniziato il mio
giro lacrimevole di dubbi
e voi già mi salite sulle scarpe lucide
Perdonate i miei tacchi stucchevoli
che danno mille combinazioni alla notte
formiche di carta e di sughero
che lasciate intatte
le mie antiche gocce di sudore
Vi prometto un verso
da portare in spalla
come un sassolino di pane
e vi prometto
un giro sulla mia barchetta di ricordi
Brinderete su una giostra di liquori ai miei peccati
vedrete stelle incallite
e ragnatele e pietre vulcaniche
andrete curve per soffitte polverose
dove annidano sogni e strilli
suonerete corde d’acqua e cembali
e vi addormenterete stanche
sulle ossa rotte dei miei carnevali
sui tratti di matita colorata
che disegnano la mia follia
Sarà una fine del mondo tutta da ridere
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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