Caro padre fabbro ferraio

Colui che il pane manca
compone elegie
nei reconditi pensieri
ha brame
per il friabile croccante
caldo pane.
Chi conosce la sacra
divisione e condivisione
non lo bacia benedicendolo
prima di buttarlo,
lo mangia saziandosene
fino all'ultima mollica;
Se non ne possiede affatto
neanche duro come sasso,
invoca misericordia
pur di averne un tozzo.
Quelli che nell'aridità vivono
leccando labbra screpolate,
sognano
sorgive acque zampillanti
ristoratrici di perdute alme
lungo tortuosi sentieri.
Tanti vivono con un buco
in pancia
vengono meno davanti le vetrine
con leccornie addobbate,
raschiano, nel tetro abbandono,
dei cassonetti il fondo
in cerca di qualche buccia.
Chi come me
che dell'amor non sa cos'è,
senza il benché minimo indirizzo
anche lo trovassi e alla porta suonassi,
nessuno aprirebbe;
Cosicché con sottili fili colorati
un fantasmagorico tappeto magico
tesso,
li mi siedo e fin sulla volta celeste
immagino di volare
dentro un cielo finto
con tremanti mani dipinto
su uno sbrecciato muro.
©
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Commenti (3)
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Grazia Denaro8 aprile 2012
Lirica dai versi pieni d'umanità che commuove, ma un po\' amara nell'espicazione della benevolenza che si può trovare negli altri, il mondo in generale è un po\' arido e chiuso verso i bisogni de fratelli, ma ci sono sempre le eccezioni e i cuori eccelsi che si fanno carico di soccorrere chi ne ha bisogno.
omissam8 aprile 2012
...ci voleva, leggerti in questa mattina così mattinante da sembrar pasquale... versi un po\' amaranti ma pieni di vita, colmi di verità...come al solito colpisci nel giusto... acchiappo l'occasione per rivestirti dei miei sinceri, Massimo
C
Citarei Loretta Margherita8 aprile 2012
una profonda dedica al padre, versi molto toccanti, complimenti notevole

