Sulle orme di Dante - La mia piccola divina commedia
Gerardo Novi
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Ancor cammino per questa selva oscura
dove anche il Dante, l'impronta sua rimase
nell'attraversar l'inferno, m'accorgo, che
la morte, non è così tremenda - se vai nel posto giusto -
intanto, cresce la paura, passando tra i gironi
la luce mia s'affioca, vuol mascherar la via
lesto diventa il passo e l'echi dei dannati
accompagnano il cammino
non incontro miti e neanche incrocio occhi
in questo mio inferno, a disegnar, sono i deserti
bastonato dal vagar, risveglio li sensi miei
cerco una salita, in alto voglio andare
mi porto appresso, il male di una vita e prima
di arrivare a 'l monte, compare intorno a me, la realtà del mondo
la morte, non è così tremenda - se vai nel posto giusto -
ma a delegarla, Lui, ancor non ci pensa
l'inferno, ormai è passato e forse, questo è il purgatorio
con libero arbitrio e i vizi dei mortali
la strada è ancora lunga - di facile cadere -
ma la clessidra scorre e si diventa vecchi
a carni ormai segnate, son giunto ai piè del monte
mi guardo intorno, nell'arido canale, il relitto di Caronte
ci voglion ancora passi, per arrivar all'Eden
inizio la salita e il peso dei miei anni, di certo, non mi giova
a mani giunte prego, supplico il Signore
donar vorrei - a questo corpo stanco - la pace meritata
forse, preso da compassione, il nostro Creatore
il canto mio ascoltò e nel mezzo dell'ultimo cammin, apparve Ella
maestosa più che mai e quel nero, assai le dona
m'accarezzò da mamma, nella Sua luce entrai
fu l'ultimo trapasso, il bello è...che non ricordo nulla
sparirono i ricordi, gli acciacchi e la vecchiaia
le polveri del tempo, si erano fermate e avvolto
da una logica paura, voltai lo sguardo indietro
vidi su di una salita, un vecchio addormentato
avea le mani giunte ed un sorriso in volto - chissà cosa sognava -
e propio in quell'istante, mi sentii chiamare
il tempo di girarmi e ricordai chi era quel vecchio appisolato
la luce, poi scomparve e dinnanzi a me, i cancelli
c'era anche il San Pietro, con quella chiave enorme
m'indicò con l'indice, mi invitò ad entrare, tremavano le gambe
e nella mente mia, cercavo le risposte a domande ancor da fare
ma nell'avvicinarmi, l'imponente severità,si tramutava
in riso e accarezzandomi una spalla, Mi sussurrò sta cosa
- non essere tremante, in questo Santo luogo, non ci son domande
e se ti trovi qua,è perchè,la via è stata retta -
s'aprirono li cancelli, vidi l'infinito, entrai in Paradiso, poi, un ultimo pensiero
- la morte, non è così tremenda - se vai nel posto giusto -
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L'autore
Gerardo Novi
Commenti (1)
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Citarei Loretta Margherita10 aprile 2012
una rivisitazione originale e personale della divina commedia, notevole riflessione
