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Natura 17 aprile 2012 · lettura 1 min · 859 letture

Acciaio funesto (al Rione Tamburi)

antonio alberto fiorino 128 poesie pubblicate
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Ambiguo e fumoso si sveglia Il mattino al rione tamburi pure oggi incerto di una brama di aria residua tra le sagome ferruginose di torri e ciminiere Rauche bocche grigiastre eruttano incandescenti lapilli consenzienti a complicità di molte epigrafi su marmi Appaiono improvvise mentre l'occhio s'acciglia alla finestra nere caligini che danzano su carri armati di altoforni Spargono insidiose coltri tossine di qualità dispensate da impietose arie ventose adagiate su usci e davanzali Respiro affannoso di fumi arranca tra sprazzi di luci e nebbie di fuliggine giovane prodotto di lamine fuse Al mercato del rione Tamburi tarantini ancor pazienti stanchi tra scampoli di stoffa opaca sottili polveri adornano i banchi Odo speranza nel sano intelletto di pochi armigeri di aria vigorosa del bello che ardiscono potere affrancare in tempo le memorie -e i polmoni- Mi accingo lesto e parteggio con il mucchio un accorato grido -Serrate!! anche stamattina ci siam svegliati con la Diossina-
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“l’Annoso e irrisolto problema dell’Ilva di Taranto responsabile di malattie anche gravi alle popolazioni del circondario oltre che di letale inquinamento atmosferico”

L'autore
antonio alberto fiorino

Nasco a Maruggio(TA) il 6 novembre 1956. Mio padre, per molti aspetti unico mio punto di riferimento muore prematuramente quando avevo 13 anni. Dopo il trasferimento a Taranto e varie vicissitudini e sofferenze sia affettive che familiari, mi arruolo nella Marina Militare. Compio una lunga carriera da Ufficiale sia a b

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Commenti (1)

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rstorace17 aprile 2012

il tema trattato è di elevata drammaticità, nonostante l'autore grazie alla sua bravura abbia reso la lettura fresca e scorrevole... non posso che unirmi in questa protesta che dovrebbe coinvolgere tutti noi e non solo chi in quella diossina si sveglia ogni mattina, ma così siamo diventati, (e mi ci metto anch'io nel gregge) se il fatto non ci riguarda direttamente non alziamo un dito, ed è per questo che la nostra volontà come popolo non vale più niente.