Sul letto prosciugato del fiume
Veronica F
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bastava ascoltarlo
il cuore all’antica,
nutrito di briciole e coraggio
mutava in oro silenzi di pena,
gesti melodiosi di voce bianca
falciavano l’erba cattiva dell’eresia
tra spighe di grano benedette
da una schiena spezzata e mai piegata
inestimabili gioielli
stipati tra il corredo di donna sola
i suoi occhi scrutavano l’oltre del suo tempo,
qui, poteva lasciarsi andare,
a luci spente dell’orgoglio
avrebbero pianto nel vuoto del mio domani
sangue del suo sangue
mentiva ingenue apparenze
vomitando veleni per non morire,
le notti, il cuscino, il soffitto
spugne che sparivano all’alba
nel sorriso di madre
regina dei soli dell’universo
faceva capolino a dispetto dei cieli neri,
la carezza del risveglio sulla mia spalla
il rumore di baci nascosti al sonno
mille fiori dipinti sul grembiule infarinato
la scia del pane caldo portato dalla cucina,
profumi di buono
spruzzati dall’anima senza fondo
la sua assenza ...
le mie braccia troppo magre
le unghia rosicchiate dalle paure
i passi ciechi sulla ghiaia del suo fiume prosciugato
e questa arsura nelle vene
traghettate da cristalli di neve
©
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Commenti (1)
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Stefano Drakul Canepa22 aprile 2012
una poesia enigmatica ma densa d'amore e di rispetto... da leggere d'un fiato, col rischio di farsi travolgere...

