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Riflessioni 23 aprile 2012 · lettura 2 min · 747 letture

Finire in un vento d'aprile

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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Oggi ho ritagliato un metro di mare e l’ho appeso alla parete del salotto. Se ci metti il dito ti bagni. Poi c'ho messo una barca che è sparita all’orizzonte, ho guardato un punto del cielo e ho cominciato a scrivere: Unico capitolo: il vento d'aprile Non è una tregua per gli occhi un prisma per i tuoi pendoli neri noi non sappiamo nulla di vento pioggia e cielo nulla di ciò che muove gli angoli del mondo siamo foglie senza dimora e respiriamo a caso quel poco di corrente elettrica che hanno in sogno i poeti siamo una direzione errata un niente sospeso il fiato ritratto di un dio ascoso e le mie orecchie che sentono la vita sono conchiglie disperate chiuse in sestine salate che non suonano sillabe secche che impazziscono dentro l’azzurro morto del tempo questo cartone puntellato che c’inghiotte e sparisce in un livido del cuore conca e abisso Non è così che si squaderna questo cielo e questa notte e questo punto smarrito nel vento staccando santi e lettere d’amore da un elenco di stelle come se fosse un gioco a sperare
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(naturalmente il mare non esiste se non nella misura del dito che lo tocca e il cielo è solo un'invenzione dei poeti)

L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (1)

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Elena Poldan25 aprile 2012

Ma che meraviglia questo testo... riflessioni che esondano e trascendono il contingente... trascinano "oltre"... Ottima la scelta delle parole e delle immagni... Chapeau!