Finire in un vento d'aprile
Giovanni Perri
487 poesie pubblicate
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Oggi ho ritagliato un metro di mare
e l’ho appeso alla parete del salotto.
Se ci metti il dito ti bagni.
Poi c'ho messo una barca
che è sparita all’orizzonte,
ho guardato un punto del cielo
e ho cominciato a scrivere:
Unico capitolo: il vento d'aprile
Non è una tregua per gli occhi
un prisma per i tuoi pendoli neri
noi non sappiamo nulla
di vento
pioggia
e cielo
nulla di ciò che
muove gli angoli del mondo
siamo foglie senza dimora
e respiriamo a caso
quel poco di corrente elettrica
che hanno in sogno i poeti
siamo una direzione errata
un niente sospeso
il fiato ritratto di un dio ascoso
e le mie orecchie
che sentono la vita
sono conchiglie disperate
chiuse in sestine salate che
non suonano
sillabe secche che impazziscono
dentro l’azzurro morto del tempo
questo cartone puntellato
che c’inghiotte
e sparisce in un livido del cuore
conca e abisso
Non è così che si squaderna
questo cielo
e questa notte
e questo punto smarrito nel vento
staccando santi e lettere d’amore
da un elenco di stelle
come se fosse un gioco a sperare
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
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Elena Poldan25 aprile 2012
Ma che meraviglia questo testo... riflessioni che esondano e trascendono il contingente... trascinano "oltre"... Ottima la scelta delle parole e delle immagni... Chapeau!

