La mosca

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (4)
adesso: non è per dire... ma se si vuole parlare di poesia- a parte i fossili- ci deve essere per forza un qualcosa che assomigli al divenire... e che nell'osservare e comprendre il vissuto te lo sputi in faccia, come convenuto... questo lo raccolgo in Perri Giovanni... "sono talmente una mosca, che sono un lampadario"... che bellezza!...
...intendere pioggia e mosca in uno stesso verso... ecco... io parto da lì e la ripercorro... bella...
wow!!!... finalmente un testo che rompe gli schemi e lo fa in un modo così convincente, accattivante e... intelligente, da apparire così surrealmente reale da volerci rimanere... Davvero apprezzata!!! Assolutamente chapeau!!!
perché è poesia. metamorfosi e alchimia del verso, animale prima, oggetto poi, magari c'è anche qualcosa d'uomo o donna, forse come il pensiero, o un nonsense che è gustoso fino alla fine, di quel gusto troppo irreale, tanto che è realtà, tanto che ha un vero senso, come le metafore o le similitudini. è l'essere quello e anche l'altro, ma sì insieme, perché questo è possibile "in uno stesso verso". bella!




