Una vita- profezia
Lunabionda Valentina Di Caro
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Stamattina ho preso atto della mia parte non conforme
quella che si è sempre dissociata da sé...patologia?
Ho seguito il vostro film, senza posto a sedere, senza biglietto
ho visto scorrere le vostre stagioni dal buco della serratura
e ho aperto il cassetto dei miei ricordi inconcludenti
Notti trascorse a dormire per non pensare
bicchieri riempiti e svuotati per non soffrire
notti d'amore consumate per non sapermi bastare
abiti riadattati alle nuove stagioni scandite da ritmi (divini?)
cibo per la sopravvivenza, acqua per la redenzione
vino per le mie bucoliche illusioni...
Ho trascinato per le spalle il mio manichino cascante
attraversato il centro della città, confondendomi con i Madonnari
ridisegnandomi col gesso, sul cemento fresco urbanizzato
come un passante morto sulle strisce e... dimenticato
o un operaio suicida in bilico sul cornicione
quando vivere o morire aveva già perso ogni teoria di gravitazione
Sono stata presente come una donna mancante fra le donne schiaccianti
c'ero anche quando non mi vedevate, come il vapore delle vostre caldaie industriali
come i sogni di un cane, i desideri sessuali di un guardone
Mi sono vista invecchiare, rovistando in queste tasche vuote
nei miei nidi senza pigolii, incubati nei miei boccoli crespi paglierini
nei miei letti disfatti, nei miei cerchi nel grano, nelle spine delle rose del giardino
e ho portato le mani alla testa, senza testa...
l'ho scossa, sperando ne cadessero progetti, speranze, rimostranze
ma il treno stava entrando in stazione
e il cartello di legno, riportava in vermiglio, scolpito a sangue
il lapidario, incisivo messaggio:
ARRIVO
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