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Morte 29 aprile 2012 · lettura 1 min · 4422 letture

Il custode del cimitero

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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Uno che attende l’altro. Da sempre. Con l’occhio angolato sui gatti che non sanno niente come se fosse un rubare o un rovistare o un nascondere. E' tutto un chinarsi qui riempire di lamenti le giacche i foulards le foglie e questo tempo che cade da fontane a gocce Una vita dieci vite cento vite mi manca sempre un numero. Ieri è toccata al vecchio professore lo hanno portato alle tre del pomeriggio è una buona ora le tre del pomeriggio. C'erano tutti i figli e i nipoti e la moglie che se lo porterà tra i denti d'ora in poi. Che pena questi vivi che piangono la loro morte con fiori che attendono millenni mi serve solo uno scaletto nuovo un paio di scarpe che non facciano rumore un giravite devo avvitare un paio di lettere cadute. Che meraviglia questo vento e questi uccelli che cambiano rotta e questi bimbi che giocano a rincorrersi tra i morti.
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...3 gennaio 2013
L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (6)

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Elena Poldan29 aprile 2012

Il pregio nn lo trovo nella forma, ma nell'articolazione dei pensieri... si allontanano talmente dall'ordinario, tangibile e sfiorano con una tale naturalezza l'infinito, l'assoluto... è la prospettiva da cui si pone l'Autore, così straniante... a dare un senso di vertigine... a far vedere oltre... Grande!!!

Stefano Drakul Canepa30 aprile 2012

la trovo geniale e non posso che esprimerti la mia felicità per averla letta...

Michele Tropiano30 aprile 2012

Forse a tratti è troppo prosastica, ma le parole e le immagini sono sicuramente molto belle... fa riflettere la chiusa, con i bambini che giiocano fra i morti, bimbi forse ancora ignari di ciò che attenderà loro versola fine... C'è questa figura, quasi nascosta fra i versi, ma imponente, decustode del cimitero: egli se mbra appartenere ad un altro mondo, a metà strada fra i vivi e i morti. Credo che questo componimento, con una maggior attenzione stilistica, sarebbe staton piccolo capolavoro.

Amara30 aprile 2012

...colpita nel profondo... come fosse un rovistare... un gesto che appartene solo agli umani la sepoltura... che piangono, come dici, la propria morte... avrei tanto da dire... ma come si fa... respiro e penso alla pace fra le tombe... quando si riesce a sorridere... è un archetipo questa poesia... ti fa entrare nel... continuum...

E' un piccolo capolavoro, lo è. Sensibilità e capacità poetica lo mettono lì, nel posto dove stanno le parole che lasciano un segno. Impossibile da commentare, va solamente letta e conservata per rileggere.

Pino Penny4 gennaio 2013

E' una poesia spontanea nel suo svolgersi, tocca l'argomento morte con profonda... leggerezza. D'altronde chi ama Jaco... non può che essere artista moderno o meglio attuale.