Cosa ho tra le mani
La maschera di cartone
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Cosa ho tra le mani.
Una forchetta e i suoi denti,
i pugni
che stringo
forte se mi arrabbio o
esulto,
il sorriso di una donna
se l’accarezzo.
Cosa ho tra le mani.
Tra i calli un po’ di tenerezza,
gioventù bruciata, e
quieta vecchiezza.
Cosa ho tra le mani.
Castighi e applausi,
l’ unto dell’olio per la bici,
schiaffi e baci soffiati.
Le nostre mani son tappeti
dei nostri passi,
solide mura del nostro domani,
simulacri del nostro passato,
stretti.
Una zingara mi legge la
mano,
la guardo, sognando, incredulo,
scettico.
E’ così bella, che non so
risparmiargli
una carezza,
mi tende anche lei
la mano, mano gemella,
di ogni sinistra e di ogni altra,
mano.
La mano forte del timoniere,
quella rugosa del contadino,
quella precisa del calzolaio,
la speranzosa del mendicante,
quella esitante di un assassino,
quella accesa e rossa del fumatore,
la fiera e obbediente del soldato
nel mio palmo tutte
racchiudo.
Cosa ho tra le mani.
Futuro già scritto e
passato,
un presente rubato
a un bambino che gioca,
e che tesse i fili di un pallone
bucato.
Mani che osservo, quando esco
dall’acqua e mi sento rinato,
le unghia mangiate,
mi svelano nudo.
Cosa ho tra le mani?
Un figlio mai nato.
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L'autore
La maschera di cartone
"Non è vero, dolore, io ti conosco, tu sei nostalgia di vita buona e solitudine di cuore oscuro, di nave senza naufragio o rotta. Come cane abbandonato che non ha traccia nè olfatto e vaga per le strade, senza una meta, come il bimbo che la notte di una festa si perde tra la gente e l'aria polverosa e le ca
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