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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Stefano Drakul Canepa
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Impressioni 5 maggio 2012 · lettura 1 min · 2576 letture

Senza più calore

Stefano Drakul Canepa 4657 poesie pubblicate
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voli di corvo contro la luna grigia a far da sogno Dopo le dieci di sera le ombre erano più scure, più forti come un temporale che nasce piano e poi abbandona le nuvole al loro rumore nero. Fosco richiamo il gemito al capezzale dei sogni. Aria malata, sospesa in un richiamo di nebbia e vento all'ultimo sole promesso e non mantenuto che invecchia a ore per mietere respiri e lamenti, per non dipingere acqua dove c'era il sangue caldo. Vestivi una luce debole, una corda di cuoio tesa a far da ponte fra il riflesso delle iridi e la notte. Neri i tuoi occhi, specchi incantati dove il cammino era morte, dove le ali ripiegate dei corvi erano sgorbi. Dopo l'alba erano rintocchi a vuoto, livido da poco quel tuo tremare e nascondere carezze in livrea, pallida sfera la luna pallida già agghindata a pioggia. Dove la roggia sfiorava rive, tu eri sola senza bugie. Dove la notte svaniva restavano tracce di sogno e un breve giorno, senza più calore
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Stefano Drakul Canepa
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Commenti (4)

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Gentiana Marika5 maggio 2012

Pallida la luna vestita di pioggia ... triste è quel giorno breve senza calore dopo un sogno svanito nelle tenebre ... Molto bella!

Jade5 maggio 2012

La trovo elegante e Divina in tutto. Le immagini catturano e trasportano lentamente, in un mondo gelido dai tono scuri, dove tutto è avvolto dalla malinconia e da ricordi struggenti. ... Sei un vero Poeta... Principe della Notte.

elena leica5 maggio 2012

Brividi sento sulla pelle... il freddo scorre come fiume gelido- amaro...''senza più calore''...osservo questa struggente notte... più oscura di solito dove il buio predomina la mente, il corpo, l'animo, il cuore... nei versi di una delicatezza unica! complimenti...

In Venere veritas6 maggio 2012

la trovo inutilmente lunga, dispersiva e con un afflato chiaramente, drasticamente baudelariano che trovo antiquato. certo, a qualcuno piacerà, ma vederlo poi replicato per trentordici mila poesie tutte dello stesso tono tra il tragico e il teatrale, stanca un filo. poi, de gustibus. ecco, ora sai perché la trovo inutilmente lunga.