Precarietà dell’anima
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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Alla stessa maniera degli antichi filosofi, da Platone ad Aristotele, che parlavano dell'anima, il nostro Terracciano, dopo avere abbandonato le sue piacevoli elucubrazioni sulle città e i modi d'agire dell'umano consesso, si slancia ora con ardore sulla filosofia teologica e ci dice la sua in tre quarrtine, le prime due a rima baciata, alla maiera del sonetto, l'ultima che riprende le precedenti rime solo nei primi due versi, terminando, se si vuole, con una assonanza. Il campo teologico, nel quale egli si confronta, è però denso di grossi cervelli, ed il sentiero è irto di spine. Riuscirà nell'intento, oppure la prossima volta tornerà alle sue ricerche tecnico- filosofiche sulla topografia poetica delle città e sulle genti? Vedremo.
Niente di più vero... Anima e mente. Insieme e divise... Quella parte fisica che obbedisce ai comandi e che però ha la fragilità di una qualunque parte del corpo... La parte spirituale invece anche con un corpo fermo, obbligato, malato... continua a fare la sua parte e soccombe ogni avversità...sfiorendo lentamente, imprigionata e condannata.
