Tenebra che tace e partorisce luce
Grazia Longo
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Occulta morte che
pasci il livido seme
nel suo turgido disfacimento di terra.
Complicità d’umida zolla
che cede linfa al tenero germoglio,
impavido soldatino,
figlio delle tenebre,
che, s’offre fiducioso al sole,
nella certezza d’esistere,
anche solo per una stagione.
Fragili foglie a recar in dono,
ancor più fragili petali
e polline, impalpabile,
offerto alle api per farne miele.
Il prezzo da pagare
alla vita.
Solo i grani superstiti
alle bottinatrici
diventeranno ancora seme.
Un prezzo da pagare
per fragili steli che si flettono,
tra le mani del vento,
e gemono, silenti,
offrendo effluvi notturni
alla silente luna,
che muove le maree
e ritma la vita.
Saldi rami alla luce,
su salde radici,
oscure, interrate,
infisse, nel cuore della terra.
Crocevie d'umidi lombrichi,
anch’essi oscuri e viscidi,
di fango, intrisi e riempiti.
Molli, macinano duri granelli,
frantumano raggrumate zolle,
in lavorio continuo.
Morbidezza che vince durezza,
oscurità di radici e terra,
utero che s'apre
e garantisce luce
al polline,
alle rapinatrici feconde,
e all’odore,
imprimendo passaggi d’acqua,
nelle sottili venature.
La vita non è, in fondo, altro che odore,
che si veste di suoni e di colori,
tenebra, che tace, partorendo luce.
©
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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Francesco Rossi11 maggio 2012
La chiusa non riflette il mio pensiero sulla vita che va oltre le apparenze, ma nel pensiero della poetessa il suo verseggiare va incontro ai suoni, ai colori, e i particolari che sembrano forti imprimono la sensazione del tutto sotto la tenebra notte che partorisce la luce. Un meraviglioso gioco di assonanze che magistralmente poetate ci fanno godere pienamente la lettura di questa MAGISTRALE poesia.

