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Ribellione 19 maggio 2012 · lettura 2 min · 983 letture

Dignità

Ercole De Angelis 40 poesie pubblicate
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La chiamano superbia. Ma vago è il confin tra le parole e quello che la mente intende. Di un territorio completamente mai esplorato il dizionario è mappa. Parole su parole ricama l'eschimese intorno al fragile cristallo che noi chiamiamo solamente neve. Per quali punti allora passa la strada in termini, che unisce la superbia all'umiltà? l'esperto ormai la chiama flessibilità: leone con le pecore, pecora con i leoni. Ma anche in questo campo è come in guerra, chi vince comanda sulla storia e spaccia la sue verità. Chi in pugno stringe la potenza controlla le chiavi della conoscenza Il dizionario e quello che contiene lo usa solo come gli conviene. Per essere ascoltati e riveriti allora bisogna andare con il gregge? Io, no! Ai miei significati, amici, e alle mie rime non rinuncio a costo di rimanere solo non son disposto a rinnegare quel che io chiamo orgoglio e dignità. Ai saltimbanchi e ai menestrelli allora io dico con umiltà strana e caparbia condita con un pizzico di rabbia: ”chiamatela pur come vi pare, anche superbia."
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L'autore
Ercole De Angelis

nato a Castro dei Volsci, dove vive; sposato, con due figlie, informatico, cantautore. Ha scoperto di avere delle storie da raccontare e le racconta. Il suo primo romanzo: "Il sacro fuoco della regina"(2011) pubblicato su PhotoCity http://www.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=16880 oppure come e-boo

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Commenti (3)

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Giovanni De Gattis19 maggio 2012

Un potere occulto ha portato all'assuefazione delle coscienze. Torniamo a pensare liberi dai vincoli imposti dal potere delle menti. La dignità,la nostra dignità di uomini e di essere viventi non potrà mai essere scalfita.

Annamaria Barone19 maggio 2012

sì la chiamano superbia, perché chi ha dignità, e questa nasce dalla consapevolezza di sé, del prorpio valore, della propria capacità di valutare e scegliere e finanche sbagliare, non è riconducibile a nessun ovile ed è una scheggia impazzita che non si può dominare, ah, la superbia, vizio capitale!!!!! Mille volte peggio la bieca e falsa umiltà di chi china il capo e poi ingoia odio che prima o poi riverserà nel mondo! Bellissima poesia! Vera e sentita, e... rabbiosa e forte quanto basta a scuotere!

A
Antonio Terracciano19 maggio 2012

Questa poesia sulla dignità (da non confondere con la superbia), al di là della sua forma, mi è molto piaciuta per i concetti veicolati. Bisogna stare attenti all'uso delle parole, perché chi vede le cose da vicino scorge differenze che i più non afferrano (gli Eschimesi conoscono venti nomi diversi per il bianco e, aggiungerei, gli Ebrei coniarono novantanove nomi per quel Dio col quale essi sono in confidenza da tempo immemorabile) . Gradito anche l'accenno alle pecore che, come quelle di Rabelais, rischiano di finire tutte in mare se seguono l'esempio della prima, gettatavi da un bricconcello di nome Panurge!