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Riflessioni 23 maggio 2012 · lettura 2 min · 3117 letture

Il canto delle madri

Caterina Zappia 935 poesie pubblicate
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Sfilano merletti indeboliti dal tempo riprovano ancora a cantare, cinguettii di vecchi trini come il vento quando fischia al mare. Scorre, non dico come e né quando, l’unico canto rimasto come un bozzolo, legato al ramo e al frutto un po’ acerbo come una scheggia che distrugge il pianto. Sommesso il canto di zolle nere sapore di terra fra bocche sbiadite, tradite da giorni ormai lontani, misti a sentieri mossi e rimossi da lingue che sembran sdrucite. Le note come un gufo sonnecchiano sul ramo della malinconia, e le rose impallidiscono, e il cielo per le nuvole d’argento scalda il lilla sui rovi. Lontano il vento scuote il sentiero cadono poche gocce di sudore, e poi bagna la bocca quasi spenta di miele, di ginestre e poi di sole. Un vecchio canto scende come un velo dipinto da foglie e fango, offusca un po’ il ricordo stanco ma sulle labbra esplode come un fiore. Le grosse pietre ridondanti e gioiose come figure immaginarie distendono i loro cuori, e altre come al tempo del riposo germogliano dentro ombre affaticate. Il canto saltella come un passero picchiettando la terra e il cielo, aspro come un frutto autunnale, rosso come un granello sull’asfalto, e poi rimbalza nell’aria come un eco disposto a durare. Complice la sera, e un fermento di luci par che tuoni ognora sul petto, un lampeggio di rugiade e nostalgie quando porta a casa la sua città malsana.
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L'autore
Caterina Zappia

Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu

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Un canto che si posa e si confonde con la voce della natura.