Il canto delle madri
Caterina Zappia
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Sfilano merletti indeboliti dal tempo
riprovano ancora a cantare,
cinguettii di vecchi trini
come il vento quando fischia al mare.
Scorre, non dico come e né quando,
l’unico canto rimasto come un bozzolo,
legato al ramo e al frutto un po’ acerbo
come una scheggia che distrugge il pianto.
Sommesso il canto di zolle nere
sapore di terra fra bocche sbiadite,
tradite da giorni ormai lontani,
misti a sentieri mossi e rimossi
da lingue che sembran sdrucite.
Le note come un gufo sonnecchiano
sul ramo della malinconia,
e le rose impallidiscono,
e il cielo per le nuvole d’argento
scalda il lilla sui rovi.
Lontano il vento scuote il sentiero
cadono poche gocce di sudore,
e poi bagna la bocca quasi spenta
di miele, di ginestre e poi di sole.
Un vecchio canto scende come un velo
dipinto da foglie e fango,
offusca un po’ il ricordo stanco
ma sulle labbra esplode come un fiore.
Le grosse pietre ridondanti e gioiose
come figure immaginarie
distendono i loro cuori,
e altre come al tempo del riposo
germogliano dentro ombre affaticate.
Il canto saltella come un passero
picchiettando la terra e il cielo,
aspro come un frutto autunnale,
rosso come un granello sull’asfalto,
e poi rimbalza nell’aria
come un eco disposto a durare.
Complice la sera, e un fermento di luci
par che tuoni ognora sul petto,
un lampeggio di rugiade e nostalgie
quando porta a casa la sua città malsana.
©
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L'autore
Caterina Zappia
Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu
Commenti (1)
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Antonella Modaffari Bartoli23 maggio 2012
Un canto che si posa e si confonde con la voce della natura.

