Alla stazione aspetto
La maschera di cartone
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Fermo, muto alla stazione,
da lontano il treno che aspetto
appare, tra i funesti squilli
della sirena bruciata e del tempo
metropolitano.
Passa il vagone accanto, non
apre la porta né abbassa il
cappello, non si piega,
dritto senza fermate passa,
come vita
veloce e distante.
Una penna da terra colgo,
come fosse un fiore,
su carta dipingo,
lettera d'amore o
ad un Dio preghiera,
messaggio di speranza.
Scrivo, invento; architetto
di parole al vento, alchimista
pazzo ed onesto mestierante,
con punteggiatura esatta
il tempo atteso segno,
come se la vita scorresse
sul foglio.
Il battito del cuore,
mio orologio esatto,
il mondo disciplina
attorno.
Al domani aspetto,
l'arrivo di un nuovo sogno,
di un vecchio giorno,
senza riposo e sosta,
libri su libri
scriverei sul mondo,
che leggerà nessuno.
Un minuto di silenzio.
Gioco a far le rime con l'eterno.
Conto le parole coi secondi:
uno, due tre.
Scrivo per bloccare il tempo,
fotografando la curva dell'ora
con una penna, una piuma leggera.
A mio modo. Scrivo.
E mentre scrivo aspetto,
e mentre attendo, muoio.
Inciampo nel mio immortale
silenzio.
©
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L'autore
La maschera di cartone
"Non è vero, dolore, io ti conosco, tu sei nostalgia di vita buona e solitudine di cuore oscuro, di nave senza naufragio o rotta. Come cane abbandonato che non ha traccia nè olfatto e vaga per le strade, senza una meta, come il bimbo che la notte di una festa si perde tra la gente e l'aria polverosa e le ca
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