Le Acquasantiere
La maschera di cartone
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Le acquasantiere son vuote, i ritratti
bucati dal tempo, le statue con le gonne
lunghe, le sole gambe ancora coperte
vestono.
Soprammobili anziani su
panche vecchie lamentano del
proprio destino,
sfocate come l'intonaco sbiadito.
Su ogni pulpito sale il dolore
di ognuno quasi fosse unico,
mentre Dio giudica e insieme
presta le sue lacrime d'incenso.
I fiori che coronano gli altari
son rubati al verde del prato.
Un buio crocifisso mi scruta.
Ruba il segreto del mio peccato.
Il Cristo della croce è fratello,
figlio unico senza eredi.
Il candore delle vesti bianche
chiama a una prima comunione
di fraterna condoglianza.
Correte cugini angeli
dalla dubbia moralità,
a riempire di baci le pance
gonfie delle acquasantiere.
©
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L'autore
La maschera di cartone
"Non è vero, dolore, io ti conosco, tu sei nostalgia di vita buona e solitudine di cuore oscuro, di nave senza naufragio o rotta. Come cane abbandonato che non ha traccia nè olfatto e vaga per le strade, senza una meta, come il bimbo che la notte di una festa si perde tra la gente e l'aria polverosa e le ca
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Nicolina Macari27 maggio 2012
Versi intensi e profondi stilati con maestria e bravura

