23 novembre 1980
Giovanni Perri
487 poesie pubblicate
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Morire già di paura
abbracciati ai muri maestri
di quale vita
di quale immenso singhiozzo del tempo
morire di secondi
di passi
di incastri
e lesioni
e non sapere chi eri e dov'eri
da dove venivi
foga immonda
da quale fondo del cielo
da quale vagina o budella
ti sento ovunque
nelle gambe
nei lampadari
nei piedi che scrivono troppi corsivi
nell'aria
ti annuso
che mi sei
canaglia
e sorella
di sangue
e mi sei amica
nemica terra
per queste scale che non sono scale
e queste vie
che sono scabre voragini
e rughe
crepe nerissime della fame
che dondoli in faccia i palazzi
e urli nelle strade che m'inghiottono
la tua vera lingua
la tua vena rotta
pazzarìa
Scarpe e vestiti guadano la notte.
Il mio orecchio cardiaco spia.
I miei occhi
i miei occhi.
Tutto ciò che non abbiamo
che sta li
sotto i plaids
tra le parole e le mani
una casa macchina
Ti avremo nei denti
per sempre
staremo in guardia come cani da presa
costantemente all'erta
come la torre che resiste
come i ponti che attraversiamo
fuggendoti
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (2)
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Arcangelo Galante30 maggio 2012
Resta indescrivibile la tristezza che alcuni eventi tragici, come quello del terremoto, lasciano nel cuore della gente e l'autore ha ben saputo rendere l'idea di una siffatta afflizione.
F
Fantaghirò31 maggio 2012
bellissima questa lirica, triste ma è un dovuto omaggio a tutte le vittime, bellissima la chiusa.

