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Natura 30 maggio 2012 · lettura 2 min · 1032 letture

23 novembre 1980

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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Morire già di paura abbracciati ai muri maestri di quale vita di quale immenso singhiozzo del tempo morire di secondi di passi di incastri e lesioni e non sapere chi eri e dov'eri da dove venivi foga immonda da quale fondo del cielo da quale vagina o budella ti sento ovunque nelle gambe nei lampadari nei piedi che scrivono troppi corsivi nell'aria ti annuso che mi sei canaglia e sorella di sangue e mi sei amica nemica terra per queste scale che non sono scale e queste vie che sono scabre voragini e rughe crepe nerissime della fame che dondoli in faccia i palazzi e urli nelle strade che m'inghiottono la tua vera lingua la tua vena rotta pazzarìa Scarpe e vestiti guadano la notte. Il mio orecchio cardiaco spia. I miei occhi i miei occhi. Tutto ciò che non abbiamo che sta li sotto i plaids tra le parole e le mani una casa macchina Ti avremo nei denti per sempre staremo in guardia come cani da presa costantemente all'erta come la torre che resiste come i ponti che attraversiamo fuggendoti
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durante il terremoto che colpì l'irpinia nel novembre del 1980 avevo otto anni. La mia città, Napoli, fu investita nella misura che tutti conoscono. Io custodisco tremendamente ogni attimo di quei spaventosi, interminabili, incomprensibili secondi. Le immagini che scorrono sono il frutto dell'iniziativa del gallerista Lucio Amelio, che allestì terrae- motus, una mostra- evento, ora nella reggia di Caserta, anch'essa figlia di quel disastroso, tragico, ma pur sempre energico e vitale, momento.

L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (2)

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Arcangelo Galante30 maggio 2012

Resta indescrivibile la tristezza che alcuni eventi tragici, come quello del terremoto, lasciano nel cuore della gente e l'autore ha ben saputo rendere l'idea di una siffatta afflizione.

F
Fantaghirò31 maggio 2012

bellissima questa lirica, triste ma è un dovuto omaggio a tutte le vittime, bellissima la chiusa.