Ho appoggiato
A volte ho appoggiato la fronte sul Tuo petto
muro del pianto -il mio-
o forse ginestre fiorite
-fra la perla della bocca
e il respiro che la insegue-
Calore fuso che discende
come lava vermiglia
e genera
prima rocce oscure
poi montagne di speranza
Vorrei succhiare la Vita
che non riesco ad afferrare
con queste mani avide
ma forse, bevendo
il sorriso potrebbe
Vorrei piantare il volto
nella Valle del tuo cuore
fra una piega e l'altra
del battito
là dove il tempo si ferma
mentre il resto scorre e si perde
Mi struggo dal desiderio
di arrestare la tua Presenza fra le dita
che ti accarezzano
ma scivola il Tuo Nome come la sabbia del deserto
ed io mi sento morire
Sbatto la testa
alle pietre di carne
voglio sfondarne la gabbia, prigione di passione
e liberare l'amore
che, come rondine impazzita
riempia il cielo del Grido:
Mio Signore e mio Dio.
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi8 giugno 2012
Mi soffermo sulla capacità della poetessa di verseggiare in modo chiaro riuscendo a nascondore e poi improvvisamente far emergere sensazioni universali che in questo particolare caso accompagnano la poesia.
