Il latte dei tramonti
Giorgia Spurio
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Come del succo denso il mare,
minuscole le mani,
a sollevare falde,
e sconsacrati altari,
dai nomi degli amori,
fin dai Tartari
e gli inferi dei creatori.
Se del colore che le rocce nascondono,
nascessero di detestate virtù
anche gli occhi degli auguri,
e dalle terre e le case tremate
persino gli spiriti tormentati.
Che perdano misericordia,
ricordavano le cieche palpebre
delle ali che le colombe ferite
addolcivano alle fonti,
trasparenti che divenivano rosse.
E si sente il soffio dell’estate rapita,
tra le nebbie -l'agonia-,
oltre il vuoto la rupe
e oltre la stanza il buio,
i bimbi hanno il corpo pieno di luci
e sbadigliano al collo della luna,
anche lei chiude pupille dietro a scollature scure
donate dalle nuvole.
E di colori, un punto nel petrolio delle anime,
si accende il sole,
non sul cielo,
ma tra le culle e i respiri dei sonni
fra l’aria e del suo sale
i tramonti e di loro, il latte.
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Giorgia Spurio
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