Le fave dei morti
Vorrei fare una poesia adamantina,
chiara che il pallido sbianchi
senza far chiasso e che scivoli via
senza stridere faccia sorridere
senza urlare faccia emozionare.
Non è difficile ma imbarazzante
ingenui togliersi il rimanente
spicciarlo in moneta povera
c'è all'angolo della strada gente
la mano ossuta protende
non per soldi ma per amore
che s'è inabissato sotto lo scranno
dove s'appollaiano gazze nere.
Contare cose serie il mal di pancia viene
con quel fuoco che brucia dentro
pensi di sollevarti per un momento
un attimo in cui credi che ti credono
poi nel buio di un puntino scompaiono.
Qui mi fermo la mia piccola
ne sta già annoiando troppi
si resta soffocati dai groppi
perciò diamoci una spolverata bella
di zucchero e cannella.
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Commenti (3)
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omissam19 giugno 2012
...in tutti i tuoi cimenti -cemento dell'anima- sei unico... quindi inimitabile...
C
Citarei Loretta Margherita19 giugno 2012
sono anche un dolce umbro che si mangia nel periodo dei morti, molto profonda, ottimo testo
EnzoL20 giugno 2012
ultimamente hai assunto un particolare stile, (non sempre) che mi piace molto, particolare leggermente scanzonato... anche nella forma lo trovo diverso... mi piace

