Quel che resta delle fiabe
Quel che resta delle fiabe
è cenere filata sulla lingua al mattino
quando il letto si svuota dei sogni
e infilo i piedi in passi di pagliaccio,
in scarpe più grandi di Te.
Sfilo arcobaleni dai polsini
disegno sorrisi sul volto dei passanti
inghiotto veleni e sputo carezze
in equilibrio sul filo d' un bacio
che negherò sistematicamente:
folle servigio alla Tua bocca assente.
Venite, su, tutte e tutti!
C'è qui il mago la buffa scimmia il circo...
Dal fiele alle stelle
la giostra gira
soltanto per Te.
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Commenti (2)
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dolcedindole20 giugno 2012
Mi pice molto il tuo stile. E' una lirica che sento molto vicina, quel fingere quotidiano che mescola momenti di vera gioia a sorrisi costruiti nella pietra. Bellissime le immagini, in particolare mi hanno colpito gli arcobaleni che scono dai polsini e il verso "infilo i piedi in passi di pagliaccio". Veramente piaciuta.
Lidia Filippi6 novembre 2012
Ottima metafora di un vero amore che chiede il suo tributo e della vita stessa... Bellissima poesia di ottimo stile, molto coinvolgente

