Quando ho paura
Gianpiero De Tomi
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Quando ho paura, la volontà fugge
le regole cessano d'essere maniglie
sicuri appoggi a cui aggrapparsi
ogni pensiero è un turbinio di nausea
che scuote il ventre, nelle ore più scure
il rumore delle parole incomprensibili
le ombre inquiete, che si raccolgono
che il mio sudore attira nella secca ansa
quei ricami di follia olivastra e densa
come mosche che pascolano sulla carne.
Dicono che è soltanto una vaga allucinazione
l'attirare il nulla verso di me, uno scricchiolio
il sonno che non giunge, il coraggio che non è
che un semplice riflesso, graffia i muri affaticati
dipinge le pareti di frattali invalicabili e misteriosi.
Quando ho paura, non riconosco più il mio mondo
l'affinità, soggiace al sospetto, l'amore muta in ira
un grigio e devastante sorriso che ben presto
arde in una risata ossessiva, persa in un vicolo
e quell'ansia sempre un passo avanti alla serenità.
Quando ho paura, il mio pianto è una danza
avvolge il corpo in preghiere e canti senza fine
il respiro corrotto, persuaso nella sua genuflessione
illuso che la mia voce, trovi infine quella sponda
che sognano i naufraghi degli oceani in tempesta.
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Gianpiero De Tomi
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