Ifigenia

E' lenta la marcia di morte,
che si appresta a compiere, tremante.
Sostenuta da due guardie,
poiché incapace di camminare con le proprie gambe.
Ed eccola lanciare uno sguardo al cielo luminoso
per dargli un ultimo saluto
prima di incontrare l'immenso buio.
Il padre l'aspetta all'altare
ed i sacerdoti, lì con lui,
cercano di nascondere agli occhi della giovane
il ferro spietato che le toglierà la vita.
Ed il genitore da lei tanto amato,
non riesce a sostenere il suo sguardo
perché le lacrime lo vincono,
costringendolo ad abbassare gli occhi.
Ed ecco che finalmente
il suo esile corpo viene adagiato
sull'altare di freddo marmo,
aspettando che la crudele arma
la liberi dalla sua condizione terrena.
Il ferro le affonda nella carne candida
e dalla bocca esce un debole gemito.
Questo è il dono per gli dei:
una vittima casta e innocente.
Una vita stroncata nel fiore della sua giovinezza.
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Commenti (2)
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Luca Ventura1 febbraio 2007
Mi piace veramente molto, scrivere di miti non è passione di tutti.
S
Sam2 febbraio 2007
be che dire sei stata meravigliosamente brava a mettere inrime un mito, altro che piccola
