In morte di mio padre

siiiiiiiii, narcisista son!!!!!!!!! sguazzo nella cupidigia del mio essere, m'accarttoccio intorno al mio super-io, convinto e stantio........navigo su velieri di me , su autostrade a mie corsie , su ospedali farciti di letti miei. narciso diserbante,offusco ragioni negando le mie. IO , narcicasinista, ondeggio su maro
Commenti (13)
mi scendono le lacrime... una immagine visuta da pochissimo...
Capisco e condivido, anche se per me ne sono trascorsi 29... è sempre vivo quel momento in cui dalla rabbia ed il dolore davo pugni sul muro... Bella, complimenti
Le immagini che tornano passando avanti gli occhi come un presente. Hai descritto quella struggente realtà del distacco che impone la morte, così normale e terribile. Bellissima lirica che conservo e segnalo.
Una lirica che prende l'anima un doveroso ringraziamento, per la condivisione di queste emozioni, così personali e così condivisibili...
non posso che applaudire, ben conosco la tua sensazione di impotenza, purtroppo... penso che la morte del Padre, sia come vedere morire Dio in un certo senso, poiché per ogni figlio infine il padre è ciò che più s'avvicina alla figura di Eterno, di forza... un dolore che condivido, e che in questa tua risplende di magnifica bellezza nel suo tormento il ringraziamento e d'obbligo, poiché simili testi avvicinano le anime, le uniscono
E' un testo dolente, intriso d'amore, in cui brancolano confuse tutte quelle emozioni sconclusionate, quando qualcuno che amiamo si attarda sulla soglia finale... ne so qualcosa...
sentirsi in colpa? ...no ...lo strazio per le sofferenze di chi si vuol bene è sempre tanto e rendersi conto che la sofferenza può portarci a sollevarci quando arriva la fine non è una vergogna... son rimasto commosso da versi così intensi e toccanti che non posso aggiungere altro...
tutta, ma gli ultimi due versi, una fitta al cuore... quel vergognarsi di dover compiere un gesto così sigillante, sul proprio padre, quasi una colpa, ciò che non si è mai preparati a fare e che nell'immaginario riveste riti solenni, invece poi si scopre così povero, così "banale" quasi surreale nella sua semplice verità...dunque è questa la morte, dunque è così che l'anima abbndona il corpo... ed ora che si fa? che espressione si assume di fronte al mondo? ed il dolore, dentro, quali cunicoli scaverà, fin dove andrà a depositarsi? e poi dopo molto, insospettabilmente, riaffiorerà? per dirci cosa? incredibile, questa poesia mi precipita a contatto, vero, con la nostra caducità, l'esistenza, inizio- fine, in mezzo la vita che ci costruiamo...
l'ho perso a 9 anni... ed ancora è nel mio cuore... bravo il poeta che è riuscito a descrivere cosa si prova... quasi un'attesa composta... un'aspettar che arrivi quel momento ed alla fine ricomporre le emozioni struggenti il pianto imploso dentro e l'ultimo atto di misericordia ...chiudergli gli occhi... toccante bravo come sempre questo meraviglioso poeta...
Ricordi che purtroppo si rinnovano ogni giorno – dolori incancellabili che nella vita diventano il nostro pane quotidiano e nei quali ci tuffiamo, quasi a sentirne quella vicinanza che calorosamente ci tiene compagnia. Sentitissima.
tutta la schiacciante sensazione d'impotenza di fronte al male... ...l'indifferenza, la finta compassione, la fretta, l'abbandono... fino a vergognarsi di compiere l'ultimo gesto d'amore...
Bellissima, sì...veramente commovente... già, sono senza parole! Mi ha profondamente toccato la tua vicenda... mi ha cambiato la giornata!
l'immediatezza e la sincronia che eppur sostiene come liana che dondola, una pausa tra un concetto/immagine e l'altro. ...diciamocelo è proprio tutto questo che parla forte e grida la sua voce patriarcale di vita persa. plauso a te .












