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Impressioni 29 giugno 2012 · lettura 2 min · 3756 letture

Un'ora di storia

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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Potrei iniziare dalla storia se la storia avesse inizi e un inizio coincidesse per davvero in un punto, ma appena un passo di argomenti mi dilata gli attimi in un'alzata di ricordi interminabili e tutto è granulare intorno a me, la matita mi scivola e lo specchio si espande, persino il lampadario illumina risposte a strapiombo; cosi mi siedo e sto tra una pace e una guerra con reggimenti morti a destra e a sinistra bandiere a garrirne furori e glorie: qui è tutto un ripetersi di gesti innati, una mania a vincere il tempo in confini d'acqua e vetro, altezze che non stanno in una mano. Potrei imparare meglio uscendo per le strade, tracciando geografie di condomìni rosi sfogliando gente altrettanto morta che scalpita mancanze al metro quadro, sostando un secondo di più nel vuoto addizionale d'un transetto gotico dove un ammasso di confini regge abissi per scale di volte imprendibili persino a Dio. Ma un controvoglia di lancette mi asseconda, mi tiene in un bicchiere cause e effetti alla noia ed io non sto in nessun punto, non in un fuoco del mondo e la mia storia la riscrivo centinaia di volte appena il cavo dell'occhio è dilatato, dunque, per contenere acqua stagna tutta la stanza mi domanda spazio nessuna impalcatura intrappola le lettere alle labbra un verso fa miracoli tra i denti persino abbraccia le distanze i piedi avvertono la terra la sedia dove siedo è a un passo da qui fuori comincia il mondo non capita opportunamente questo tempo in quest'ora precisa di niente dove niente si muove di niente si vive e si respira e addirittura niente muore.
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(Immagine: Lucio Fontana, concetto spaziale 1+ 1) mettiamola cosi: questa è solo un'ondata di pensieri. Meglio: un'andata.

L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (4)

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Elena Poldan29 giugno 2012

Una grande filosofia contengono questi versi... limitati per contenere l'infinito che attraversa l'Autore, a cui tutto risulta angusto: le contingenze, i confini entro i quali ci costringiamo a muoverci... che determinano noia... questo nn poter fluire "oltre"... avvertire la limitatezza della realtà nn credo sia cosa di tutti, ma solo di chi ha la capacità e la profondità di percepire dentro sè l'eterno, di essere sconfinato... oltre il tutto e il nulla, il morire e il nascere... il circoscrivere... oltre questo c'è la nostra onda che mai s'adagia... Un testo complesso, che andrebbe sicuramente più attenzionato. Ci sono dei passaggi, tipici dell'Autore, che plasmano le parole in un modo eccezionale! Che dire?... spiazzante... infinita

Michele Tropiano29 giugno 2012

Potremmo chiamarlo una sorta di prosimetro... con la prima parte che somiglia al flusso di coscienza di joyce. Molto bello. A volerla pubblicare in un libro, però, ci sarebbe un problema di editing: dove far finire il verso? in un foglio a4 apparirebbe diversa che in un a5 o b3.

Angela Fragiacomo29 giugno 2012

non parlerò né di metrica, non ne so nulla, né di ritmo, strofa lunga strofa corta, rime e via discorrendo, ripeto non mi compete e non mi interessa... quel che dirò è quel che m'arriva dalla lettura, un sentimento, allora è poesia, un'emozione, allora è poesia, uno stato d'animo condiviso e nell'ultima strofa è contenuta la chiave, spiegazione del niente, di questo niente che cerchiamo inutilmente, e goffamente, di circumnavigare per definirlo in confini... niente, che tentiamo di limirare per superarlo nei limiti, che ha bisogno di spazio, questo niente che ci terrorizza, perché troppo niente, e invadente e onnivoro, sconosciuto, ma così niente e sconosciuto, che neppure muore! geniale! che altro?

Azar Rudif25 aprile 2014

Una visione di irreale distacco dalla realtà, dalla storia, dal mondo umano che porta a toccare la propria vita e la sua essenza: il niente. Un niente che rappresenta il Nulla dell'esistenza e di tutte le immagini evocate da reggimenti morenti a strutture gotiche dove la fantasia dell'autore spazia su quello che è il suo sentire più ultimo. Ma il Nulla rappresenta solo il confine ultimo di quel mondo che agogniamo e che sentiamo