Un'ora di storia

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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Una grande filosofia contengono questi versi... limitati per contenere l'infinito che attraversa l'Autore, a cui tutto risulta angusto: le contingenze, i confini entro i quali ci costringiamo a muoverci... che determinano noia... questo nn poter fluire "oltre"... avvertire la limitatezza della realtà nn credo sia cosa di tutti, ma solo di chi ha la capacità e la profondità di percepire dentro sè l'eterno, di essere sconfinato... oltre il tutto e il nulla, il morire e il nascere... il circoscrivere... oltre questo c'è la nostra onda che mai s'adagia... Un testo complesso, che andrebbe sicuramente più attenzionato. Ci sono dei passaggi, tipici dell'Autore, che plasmano le parole in un modo eccezionale! Che dire?... spiazzante... infinita
Potremmo chiamarlo una sorta di prosimetro... con la prima parte che somiglia al flusso di coscienza di joyce. Molto bello. A volerla pubblicare in un libro, però, ci sarebbe un problema di editing: dove far finire il verso? in un foglio a4 apparirebbe diversa che in un a5 o b3.
non parlerò né di metrica, non ne so nulla, né di ritmo, strofa lunga strofa corta, rime e via discorrendo, ripeto non mi compete e non mi interessa... quel che dirò è quel che m'arriva dalla lettura, un sentimento, allora è poesia, un'emozione, allora è poesia, uno stato d'animo condiviso e nell'ultima strofa è contenuta la chiave, spiegazione del niente, di questo niente che cerchiamo inutilmente, e goffamente, di circumnavigare per definirlo in confini... niente, che tentiamo di limirare per superarlo nei limiti, che ha bisogno di spazio, questo niente che ci terrorizza, perché troppo niente, e invadente e onnivoro, sconosciuto, ma così niente e sconosciuto, che neppure muore! geniale! che altro?
Una visione di irreale distacco dalla realtà, dalla storia, dal mondo umano che porta a toccare la propria vita e la sua essenza: il niente. Un niente che rappresenta il Nulla dell'esistenza e di tutte le immagini evocate da reggimenti morenti a strutture gotiche dove la fantasia dell'autore spazia su quello che è il suo sentire più ultimo. Ma il Nulla rappresenta solo il confine ultimo di quel mondo che agogniamo e che sentiamo




