Rinascita
Quando il grande sonno mi carpirà,
cosa coglierà di questo mortal corpo!
Gli donasti la vita perché la custodissi,
ma più volte lo abbandonai a lidi di morte
Compiuti dovevano essere quei giorni
che di molte ore furon saccheggiati.
Di luce lo coronasti, ma di fitta caligine
apparvero le sue vesti.
Proteso verso l'infinito bramava il suo Pane celeste,
tuttavia solo l'arida terra fu il frutto del suo ventre.
Tra cedevoli guanciali si prospettavano lunghi sonni,
ma da famelici appetiti furono governate le sue luttuose notti.
Al convitto d'empie opportunità rifocillava quelle membra,
che suadenti eran preposte a pene capitali.
Oscuro gli era l'essere di un tempo inesplorato
dove lo zefiro di un'alba nuova l'avrebbe destato a novel evo.
Lì. Tu l'attendesti e, all'adito dell'inatteso mattino, sedotto
da uno sprazzo di cielo lo rianimasti ad inviolata vita.
E voi. Avventate malizie che fameliche, di lui tutto volete divorare.
Liberatelo dalle catene dell'informe destino perché possa ancor fidare.
O Altissimo! O potentissima Madre! E Voi! Corti celesti. Tutto potete.
Soccorrete i titubanti miei passi in questo rinvenibile cammino.
Non lasciatemi preda ad affamati piaceri che mi vogliono frenare, poiché ferito
da luce nuova, allor ché l'eterno sonno mi ghermirà, possa anch'egli albeggiare.
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L'autore
Amerigo Rossi
Sono nato a Pezzaze in provincia di Brescia. Ho seguito il diploma di magistrale e il baccellerato in teologia. faccio parte di una famiglia religiosa: Canonici regolari di S. Norberto nell'abbazia di Sant Antimo, in montelcino provincia di Siena
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