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Fiabe 12 luglio 2012 · lettura 3 min · 5027 letture

Il convento dell’ora

Alephso 190 poesie pubblicate
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E’ un convento piccolino, non più grande d’un puntino; dove è? Non so, è disperso, vaga in tutto l’universo. Vivon qui sessanta frati e son tutti innamorati, sono i frati dei minuti che dal tempo sono uniti. Frà Minuto è il più importante, ha un binocolo gigante ed osserva l’infinito. E’ un astronomo istruito e chissà come farà, riesce ad essere presente anche qui, nella realtà e con questi suoi poteri ed un po’ di fantasia, porta avanti tutto quanto con fusione ed armonia. Frà Secondo è lo scienziato, è dottore laureato, si diletta ad osservare il mondo monocellulare; sa far nascere la vita da una punta di matita, può svegliare anche l’amore nel profondo del tuo cuore. Frate Terzo è il direttore e si fa dire sissignore, sgriderebbe tutti quanti ma non può, son tutti santi. "Qui si vive con amore, se sei buono, sei il migliore". Frate Quarto è il musicista, buon cantante e chitarrista e con grande precisione fa suonare il campanone; batte il tempo con ardore, segue il ritmo delle ore. Frate Quinto è un pazzerello e si diverte col pennello, é un pittore assai quotato e dipinge il suo passato per vedere il suo futuro che va avanti lungo un muro, da lui stesso costruito, dal convento all’infinito. Frate Sesto é il più modesto, dice sempre "non lo so, non c’è nesso, non si può"; quando dorme, nel suo letto, sogna d’essere perfetto ma sognando solamente, non arriva mai a niente. Frate Sette è il cuciniere e conosce il suo mestiere, ti sa fare da mangiare in un modo da invidiare; dentro nelle sue padelle, son passate anche le stelle. Frate Ottavo è un piccoletto e da tutti è prediletto, da mattino fino a sera suona sempre la tastiera: da una mano a frate Quarto esibendosi al concerto che si tiene solo il sabato e con obbligo soprabito. Frate Nono è molto buono e nell’aria sente un suono, dice"è l’energia celeste"che per lui tutto riveste; "sento un suono, è molto strano, chi lo sa se sono sano"? Frate Dieci è l’ortolano e lavora a tutto spiano; ha un problema con la frutta, se la mangerebbe tutta ma con quella che gli resta tutti riescono a far festa. Frà Undicesimo è il guardiano che non vede da lontano; ha gli occhiali spessi un dito e non sa mai dov’è finito, se lo mandi alla dispensa, lo ritrovi nella mensa. Frà Dodì l’hanno chiamato ma il suo nome è Mezzogiorno ed è quello col palato più veloce che c’è attorno; serve in tavola al convento e poi mangia in un momento, per potersi dar da fare con i piatti da lavare. Frà Sessanta è un pensatore, sta seduto molte ore sotto un albero nel prato ricordando del passato: poi si schiaccia un sonnellino, sogna un mondo piccolino, dove tutti, con amore, lascian scorrere le ore, senza odio ne violenza ma con calma e con pazienza; però il bello è che sognando, lui lo sta già realizzando. Tutti gli altri son poeti, fra le stelle ed i pianeti, si divertono a parlare con il gioco del rimare e lavorano quel poco, per portare avanti il gioco.
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Questa filastrocca da me scritta tempo fa, è stata anche resa in musica con parti di coro e solista.

L'autore
Alephso

Qui rendo me stesso, scrivendo attento l'opinabile sentire che ascolto nel mio essere inintelligibile.

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