Parole nuvole
Giovanni Perri
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cosi son io
pianto lettere storte nei vasetti
pochi ingombri lividi che girano
basto poco al terriccio
quel poco d'universo gocciolante
un tocco capovolto di fontana mi incide il tempo sulla lingua
dove esisto
in sottane di pioggia
qualcuno nasce in tempo oppure muore
in pieno svolgimento di dolore
uno si ferma al collo una domanda
uno si aggrappa al dente
ancora uno si tiene indifferente
(non si capisce mai se vivere e morire sono solo due modi di pensare
oppure questo fare capriole è solo un modo di cadere)
ed io che cado da una lingua e da una mano
da una parola saliva di rami che mi lascia
e accendo una campagna di specchi
io che mi calmo d'acqua e sillabe la sera
e porto agli occhi i nuvoli trucchi
avvolgo e me ne godo questi sbalzi d'erba
nei fiori arabeschi puttanai
sotto alambicchi rientri di tempo
che vanno al pendolo
e si perdono
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
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D
Dalassa29 luglio 2012
Oserei dire siamo aggrappati alla vita come unico scoglio in un grande mare, forti e deboli nelle nostre convinzioni. Lo “scampolo di sogno” dà comunque quello slancio per prendere il largo, ma è fatto di tanta fatica. Quante parole, quante immagini hanno questi versi coinvolgenti e tutto invita a partecipare a questa grande sfida che è la nostra vita.
