A te che guardi il cielo
I sensi intorpiditi dal caldo alito
che con l'eco della risacca sale,
mi perdo nel turchino appannato
dal respiro africano.
E d'improvviso...
L'acqua avvampa degli ultimi bagliori
e il cielo lentamente si scolora.
Morbida notte scivola leggera
aspersa di fragrante gelsomino
e, come novella sposa,
lieve si adagia tra le canne dell'Anapo.
Si tacciono a quell'incanto
le rondini tra i rami secolari.
Dorme, trai papiri, a capo chino,
Aretusa, il suo oblio d'amore
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!