Frammenti
Grazia Longo
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Si spegne a riva
l'onda che fu tempesta al largo.
S'acquieta tra i grani lucenti
dopo aver giocato piano
con i massi aspri di ricordi
e aver smussato i bordi taglienti
dei domani di bianca schiuma intrisi.
Poso la mia carne esangue
tra morbide carezze d'acqua
e mille granelli smerigliati
s'insinuano tra le pieghe dell'anima.
Silenti raggi a rischiarare ombre
e a crearne altre fatte di risacca
che modella ancora profili di terra
mentre la mia ombra tace
in nascosti anfratti.
Ritmo ossessivo
ostaggio di un "come allora"
che naufraga in un tempo
che si frantuma e s'unisce
in un connubio aberrante.
Aion, Chronos, Kairos
suono e silenzio
silenzio e suono.
Echi di immaginati abissi
in conchiglie spiaggiate
parlano di vento al cielo.
Si sciolgono gli occhi riarsi
in liquescenti perle salate
e frammenti di vetro
diventano l'acque che lacerano
e violentano le stesse rive.
Grani c'aspettano invano
d'esser sgranati
come un rosario blasfemo
di mica lucida,
nera, consumata,
inerte, e pur viva.
Piccoli granelli,
che restano
appiccicati tra le dita.
Sorride sorniona
in un bagno di luce
la mia ombra all'onda.
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