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Riflessioni 6 agosto 2012 · lettura 1 min · 1926 letture

L’uccellino abbandonato

Galante Arcangelo 162 poesie pubblicate
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Argentea gabbia era la mia vita. Canto melodioso dovevo intonare per nascondere un destino dalla natura già tracciato. Stavo al centro della stanza su di un tavolino intarsiato di lignei fiori ove poggiare qualunque cosa: un telefono un block- notes un suppellettile decorativo un fardello da parcheggiare un’alta candela da spegnere ed accendere all’occorrenza. Ammirato come oggetto prezioso ero spettacolo preferito dagli ospiti di casa. Nella gabbia d’argento consumato solo la luce accarezzava l’anima quando le verdi tende della stanza sipario d’una vecchia finestra della vita si schiudevano per celare agli occhi indiscreti dei passanti quella strada confinante le possenti mura. Udivo il pianto del mio consumarsi gocciolare e solidificarsi per il gelo che il posto aveva preso di quel tiepido sole d’amore che m’avrebbe in vita conservato. Speravo che qualcuno volesse cambiare l’arredamento... ma così non fu! Dopo anni di solitudine e dolori mai rivelati il piccolo mondo ove abitavo più non udì cinguettio alcuno.
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Galante Arcangelo
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Commenti (3)

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Melina Licata6 agosto 2012

L'indifferenza nel proprio habitat è una cosa micidiale come sentirsi usati ed in gabbia... sono dei versi toccanti e bellissimi che coinvolgono il lettore...

carla composto6 agosto 2012

leggo un'intensa e profonda metafora, che parla di solitudine ed abbandono... versi eleganti e raffinati emergono da questa lirica eccellete, come l'autore che l'ha scritta...

Rita Minniti7 agosto 2012

Una profondità indiscussa il pensiero che aleggia in questi versi, sempre scritti con la dovuta attenzione e con la forte sensibilità con cui l'autore ha abituato il lettore e lo rende partecipe dei suoi pensieri, delle sue malinconie. Complimenti... è teneramente bellissima!