Miraggio d'amore
Grazia Longo
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Ti sognai all’alba,
in un giorno appena nato,
vergine di parole e di gesti,
bagnato di rugiada e avido di sole,
boccio impudico, che si schiude tra le spine.
Tu, fatto di tutti i miei fantasmi e i miei sogni,
hai vibrato dentro di me, un istante appena,
il tempo d’irrorarmi di desiderio il cuore.
Tu, inatteso nell’attesa, come un temporale estivo,
a svegliarmi, d’improvviso, la linfa coagulata,
proprio quando il tramonto incedeva, a passo svelto,
sulle pelle delle foglie che impallidivano,
e, altre foglie, che s’accendevano,
tra i rami, intrecciati ai pali logori di sole.
In un mormorio di vento leggero,
la tua voce roca a graffiarmi l’anima,
come voce di vento, ad increspare onde,
e onde, a ridisegnare le rive.
Ero sola, in bilico sull’orlo d’una lacrima,
affacciata sul tramonto, tremante e salda,
come fosse l’ultima volta che vedessi il sole.
Più in là, il deserto di sabbia.
Attorno a me, un deserto di volti assenti
e un rumore di fondo, gracchiante,
senza musica di sottofondo.
Voci afone, a grattare il silenzio,
quando incontrai un sorriso,
il tuo, ignoto e inatteso,
inconsapevolmente atteso,
tra le foglie accartocciate,
sul sentiero serpiginoso
che si perdeva, tra gli sterpi riarsi d’avvenire.
Tra le lunghe file di formiche
e le crepe sottili d’argilla bianca,
fossili di conchiglie porose, opache,
spiaggiate da maree preistoriche
e tremanti foglie, i miei sogni,
accartocciati anch’essi,
in un autunno incipiente,
come i miei fogli di carta,
senza numeri di pagina, né date.
Ti ho scolpito da una pietra grezza,
dura, scabrosa, variegata,
scavando nelle caverne più recondite della carne,
incidendomi le vene per trovare il mio sangue,
come una possibilità estrema:
l’ultima oasi prima del deserto.
Trovai trasparenza in movimento,
fluida, illusoria sorgente, fatta d’acqua vera,
laddove l’acqua è miraggio di vapori di sole,
deserto sconfinato di grani tutti uguali.
Dove il caldo è rovente e impietoso
e il freddo della notte punge le ossa.
T’attendevo, sul confine irreale del possibile,
al confine indefinito, fumante, di due deserti,
o forse, tu eri lì, senza la mia attesa.
Eri lì, che m’attendevi,
perché dovevi esserci.
Un sorso d’acqua soltanto,
un promessa di dolcezza disattesa,
un ingannevole refrigerio,
prima del nulla.
Ti avevo cercato,
per un tempo senza tempo,
negli occhi di mille sconosciuti
e non ti avevo mai incontrato,
benché ti fossi venuta incontro
svestita d’ogni tabù,
aperta, come un’alba al sole,
in un mattino d’agosto.
Nuova e improcrastinabile,
compiuta nell’incompletezza
d’un istante solo,
all’ombra d’una risposta
senza domanda.
E tu c’eri e non c’eri,
icona imperfetta,
dal profilo inafferrabile,
affondata in quella roccia
che, scolpendola, per portati alla luce,
m’ha ferito a sangue le mani,
e squarciato, il ventre vuoto,
di doloroso, inutile amore.
©
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (3)
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Giuseppe Boccanfuso9 agosto 2012
Estasiato, meravigliato, incredulo, ogni verso arriva a destinazione, entra nel cuore e scivola nell'anima, ferisce, stupisce e dona emozioni forti... leggerti è poesia... MERAVIGLIOSA.
Alessandro Altieri9 agosto 2012
Intensa... come un miraggio sfiorato, immaginato, sentito, vissuto... in una dimensione fra il reale e l'illusorio, dove solo l'amore ti può portare... Complimenti!
Alma Gjini9 agosto 2012
Anche le imperfezioni diventano perfezione nelle persone che ami. stupenda lirica d'amore.



