Gambe storte

Rumori di passi sulla strada, rimbalzano sui muri
si perdono nel cielo
ancora Domenica, ripetuti riti di inutili stagioni
ancora Domenica,
e vedo la gente, le loro gambe storte
arrampicano insicuri e secolari sentieri,
si avvicinano le spalle, ondeggiano come barche legate
nei piccoli porti, al sicuro cullati dalle onde
torna ancora
la Domenica,
e le campane hanno già suonato
e non per la Primavera...
Si affrettano, quelli dalle schiene dritte
e i loro sguardi sono come prue di oscure navi,
viaggiano nella notte
ossa senza riposo,
pozze agitate dal vento...
I campi intorno sono già fioriti,
e il cielo si muove in fretta verso levante,
l'erba danza al fil di vento
mi siedo e guardo,
le mie gambe storte, sospese così
non fanno più male...
C'è il mare non più lontano,
c'è il vento
e la gente già non cammina, ora nuota... nuota con le mani
sospesa
negli abissi, dai loro sentieri... non sanno,
quanta gente, quanti occhi
ormai,
su quella riva...
Non sanno, più tornare...
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Commenti (2)
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Elena Poldan13 agosto 2012
Un testo criptico che viaggia su punti di domanda elusi, nell'annichilimento stanato, nel nonsense ritrovato... in ogni cosa... schiena diritta, gambe storte... quelle gambe il cui percorso sembra progettarsi da solo, e forse, a volte, ci si sente solo comparse all'interno della propria vita... Amara.
Patrizia Ensoli13 agosto 2012
Chi ostenta sicurezza, chi è convito di essere felice chi urla, chi ride... e chi non si trova... Un mondo pieno di gusti, come una gelateria... ma una costante accomuna tutti... i tormenti e le speranze in tutto ciò... chi sempre s'interroga... Così l'ho percepita e apprezzata!!

