La danzatrice con il profumo del ghiaccio
Giorgia Spurio
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E divento cieca,
così –quando di dito mi tocco l’occhio-
così –per esser ancora capace di sentire,
sai, quei profumi, quegli odori nascosti,
dentro nella pelle dei fiori
che sembrano macchie di giaguaro
sul di indaco il prato-.
Quando non ho vista,
e di ciglia la seta sulla palpebra,
e quando -così- il mondo traspare fino
e disteso come mezzo di un’incognita
leggera sopravvivenza alla gravità e alla sua forza,
il filo tende palmi senza consistenza,
un vuoto che fa capogiro d’adrenalina,
forse nella testa,
forse nell’aria e nella vertigine,
e lì, sul di un delicato tocco di nero
sottile e impercettibile, come matita
tra le linee degli occhi di fanciulle dalla Persia,
lì, affogo il pensiero d’amore di una madre
che strillò a me, trapezista senza circo,
di sogni senza mare né salsedine
da poterle dare.
Raccoglievo di vuote conchiglie la sabbia,
e correvo scalfendo di nudità i piedi con i sassi,
e urlavo di preghiere in dialetto di nonni le canzoni,
e all’eco mi respingevano sale e inverno.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Elena Poldan28 agosto 2012
7° v.:"sul di indaco"; 17° v.: "sul di un delicato"... ...scrivere poesia, significa stravolgere la struttura della lingua italiana, usare forme, oltreché scorrette, disfoniche?... Onestamente, non condivido questo aggirarsi da padroni fra divelte regole grammaticali, nn lo fanno neanche i "GRANDI"!!! Con simpatia,

