Segnali di fumo

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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Poesia filosofica di notevole spessore, che rende bene l'idea del breve mistero e della fugacità delle nostre esistenze, simili, direi, a un lampo, a un fulmine improvviso in mezzo all'impenetrabile nero della notte. Da un punto di vista formale, per me questo è davvero un ottimo esempio (come le altre prove del poeta) di poesia in veri versi liberi, i quali, per soddisfare le esigenze poetiche, devono essere architettati (sapendo soprattutto bene quando è il momento di andare a capo) in maniera disuguale sì, ma capace di dare alla poesia un ritmo simile a quello che i musicisti riescono a infondere in un brano di jazz.
Il finale nega per assurdo tutto ciò che affermano i versi precedenti. L'apparentemente assurdo stupirsi ancora della realtà ultima delle cose, quando sembra che tutto sia già stato detto. Mi piace!
