Acqua stagnante
Gianpiero De Tomi
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Acqua stagnante
sfiora la mia pelle
ferita dalla clausura
regni ottenebranti
respirano aliti mefitici
in pozzi neri dimenticati
profondità inesplorate.
Nell'oscurità senza tempo
l'olocaustico silenzio
è presagio di dolore
nella mia gola.
Cunicoli senza uscita
conservano intatta
l'impronta profonda
ammorbante
il dono finale
un vento sepolcrale
un giardino d'inverno
un campo di battaglia
una morte impazzita
dalla lingua mai saziata.
lo sguardo nel buio
enigmatico e folle.
E nel suo inappellabile giudizio
la vergogna
del mio vero dolore.
©
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Gianpiero De Tomi
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