La sorella buona della Solitudine
Grazia Longo
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Solitudine ti cinge le spalle.
T'accarezza, con la sua mano ruvida,
Ti stringe forte a sé, con le sue braccia molli.
S'intridono di salmastre acque, gli occhi.
Gocce di madreperla scorrono lente
su solchi già segnati dallo stesso dolore antico.
Tu povera bimba abbandonata
come una bambola di stracci
sul marciapiedi lucido di pioggia
tra nere pozze di malinconia
che rilucono qua e là di cielo.
Stanche le mani s'aprono
come corolle sfiorite
avvizzite, riarse, senza più vita,
inclinate sui fragili polsi,
come steli senza più linfa.
Poi ... è un attimo.
Un odore di viole
si spande nell'aria,
un vento leggero
ti sfiora la fronte,
un abbraccio soave
ti cinge la Vita,
gli occhi sulle stelle
s'arroccano nel cielo
e i sogni, tutti intatti,
uno scintillio da dentro ...
Ecco che arriva
la sorella buona della Solitudine,
la chiamano Fantasia,
e va a braccetto con la Speranza,
cantando un ritornello:
"Nessuno può rubarci i sogni!"
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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poetapercaso7 settembre 2012
Non avevo mai notato la somiglianza. Ebbene si, son sorelle, si vede lontano un miglio. Ultimamente i tuoi cambi di stile mi disorientano, ma rimane indelebile la tua impronta.

