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Morte 10 settembre 2012 · lettura 1 min · 3824 letture

Morire sulle rive del Don

Duilio Martino 581 poesie pubblicate
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Un inferno di ghiaccio dove l'attesa logora l'alpino audace a difesa del nulla trincerato in insidiosa steppa a battersi con la fame e mordace il freddo. Il duce siederà al tavolo di pace dove il morto avrà più peso che il vivo (men che un pugno di riso). Centomila gavette di ghiaccio sul fronte che tace dove è il tempo che spegne il sorriso. "Resterò inviso strenuamente terrò la posizione! Non sento i piedi e il vento sul mio viso né colpi di cannone! M'hanno freddato forse maledette le scarpe di cartone... " "Ho fatto fuoco solo per compassione ho ucciso il mulo... su chi avrei potuto mai sparare? Adoro il focolare le farchie accese alla vigilia di natale, vin cotto e dolci della nonna, la moglie, mio figlio appiccicato alla sua gonna. Voglio la mamma, il fruscio del talamo nuziale. Si! La mamma... mamma!" Sulle rive del Don è un flash morire il tonfo sordo d'una lunga penna nera il tempo d'una lacrima che sulle gote gela.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Dedico questa mia agli Alpini caduti sul fronte russo... ed in modo particolare a quelli della mia terra natale. Erano tutti contadini che, chiamati alle armi, furono arruolati nel glorioso Corpo8 ottobre 2013
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Duilio Martino
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Commenti (12)

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EnzoL10 settembre 2012

una bellissima lirica, che ben rende l'idea del dolore, della sofferenza nonché del terrore che molti soldati al freddo hanno provato duranete la seconda guerra mondiale, noi nati nel dopo- non possiamo aver ben idea dello stato di follia e confusione oltre che l'alto senso dell'onore di tanti poveri soldati... un gran testo veramente la penultima strofa mi agghiaccia

carla composto10 settembre 2012

ricommento volentieri quest'opera ...ben redatta e piena di verità... parole che rispecchiano sofferenza paura, di soldati allo stremo delle forze e della razionalità...sempre molti complimenti bravo L'AUTORE...

Donatella Pezzino10 settembre 2012

Straordinaria lirica dal contenuto toccante e coinvolgente e dallo stile unico, di grandissima originalità e finezza. Applaudo ammirata la maestria dell'autore che ci sa rendere partecipi di un dramma ancora vivo nei nostri cuori con versi intensissimi e di pregevole fattura.

Marina Pacifici10 settembre 2012

Toccante e sentita rievocazione della tragedia dell'Armir. Dalla follia della campagna di Russia alla desolazione di quelle centinaia di migliaia di vittime che riposano nella piana del Don e che qui vengono nella commozione lirica ricordati. Compli. menti

Idalgo Visconti10 settembre 2012

Già detto, ma lo ribadisco:: "La guerra è una lezione della Storia che gli uomini non hanno ancora imparato"... Un dolore per tanti, per l'interesse di pochi... Piaciuta

Alberto De Matteis10 settembre 2012

Tanti ricordi affiorano ancora nella mia mente rileggendo questa struggente lirica; ripenso ai tanti racconti di terribili sofferenze riferiti, quando ero ancora bambino, da mio padre, che nel 1941 dovette partire per la Russia in quanto facente parte del Corpo di Spedizione Italiano. E' un motivo, questo, per poter ricordare tutti quei soldati morti in guerra o per causa di guerra. Un grazie particolare all'Autore e tanti complimenti per la stupenda lirica.

Fiammetta Campione10 settembre 2012

al commento di Idalgo e aggiungo che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare il dolore e la paura che ogni guerra inevitabilmente provoca... ne sentiamo parlare ogni giorno ma ormai siamo quasi "anestetizzati" ed è un grosso sbaglio. Perciò, lode alll'Autore per questi sentitissimi versi!

Giacomo Scimonelli10 settembre 2012

ricordavo bene... ero sicuro di averla letta... non posso che apprezzare le emozioni che l'Autore è riuscito a trasmettere... scorrevole ed intensa arriva dritta al cuore

Antonio Biancolillo11 settembre 2012

Un contenuto storico che sa portare e far immergere in quelle immagini sofferte e piene di paura... tra quei ragazzi che non hanno più fatto ritorno... a causa della follia della guerra... Un giusto plauso all'Autore... per questo suo flash poetico... di grande emozione...

Cinzia Gargiulo11 settembre 2012

Versi che si susseguono come una serie di fotogrammi in bianco e nero facendo rivivere gli orrori di una guerra senza senso. Ma nessuna guerra ha mai un senso, ogni volta si ripete la follia dell'uomo lasciandoci spettatori attoniti di tanto scempio... eppure è una follia che non riesce ad avere fine. La poesia è ben scritta e coinvolge pienamente il lettore. Complimenti all'autore!

stelsamo13 settembre 2012

Morire soltanto per la difesa di un ideale, per restar fedele ad un ordine impartito, nel tentativo di mantener strenuamente e ad ogni costo la propria posizione, al freddo, al gelo, sotto il fuoco dei cannoni, come se la vita d'un uomo, valesse tanto poco: "men che un chicco di riso". Da quella posizione, evocare immagini di una vita tranquilla: il calore del focolare, la viglia di natale, i dolci della nonna, la propria donna, il proprio figlio, ma soprattutto evocare la mamma, il suo calore e la sua protezione. E alla fine, morire in un attimo, nel tempo d'una sola lacrima che scende a bagnare la gota.

Una lirica che si rivela narrazione poetica intensa, lucida e verace, che suggella e cristallizza un percorso umano di dolore, parto insensato di follie egemoniche e falsamente onnipotenti ... letta e apprezzata con grande partecipazione