Non si spegne il sole
Grazia Longo
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Randagia, in cattedrali di silenzio.
Mentr'echeggia, nell’ombrosa valle,
il latrato alla luna di laidi cani rabbiosi,
sento, tra i rifiuti solidi del presente,
l’olezzo inconfondibile di quei baci
e il liquame fluido di carezze rubate
mi scivola maleodorante sulla pelle.
Le deiezioni fetide d'un turpe inganno
concimano il prato fertile d'emozioni in boccio,
ma lo sterco immondo della vendetta,
m'offende le narici, col suo alito pesante.
Eppure aleggia ancora,
al capezzale della fanciulla esangue,
-s'impiglia-
tra l’oblique feritoie della torre antica,
-intride di luce-
la madreselva avviluppata
odorosa di sussulti di vento,
-s'insinua-
tra l’edera avvinta al grigio muro
con le sue sempreverdi foglie,
il sorriso d’un sole
che non s'è mai spento.
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Grazia Longo
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