Nemesis
Stefano Drakul Canepa
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la rosa nera
e le gocce di sogno
erano notte
Se nascondevi le tue gioie non era per dirimere il peccato,
forse era era per dipanare buona sorte, raccogliere dolore
e distribuire i giorni che mancavano al tuo cuore malato.
Assegnavi un nome alle tue notti e attendevi le albe nere.
Quando poi qualcuno mancava i sogni, tu avvolgevi cose
dentro alla tua follia di bruma e oltrepassavi piccoli dubbi
con la leggerezza di chi sa, di chi non ha nulla da perdere
oltre il proprio giorno, oltre il limite del silenzio di un fato.
Se negavi il cielo non era per vanità, non temevi dolcezza
e attraverso i tuoi sorrisi tu uccidevi le speranze di chi
volava desideri senza riguardo. Non avevi perdono da togliere,
se non ai venti gelidi degli inverni ancora da tremare in due.
Io ti chiamavo Nemesi, il mio sdegno per te che non piangevi
era una carezza, armonia d'ombra dimenticata sulle rocce
di un pianto senza goccia, spada affilata da tracce d'amore.
Assegnavi un colore alle tue nuvole scure, un solo suono.
Se fermavi un cuore non era per dolore, era per gioco,
era per non lasciare buio sulla tua pelle ignara.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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Laura Maira22 settembre 2012
Bellissima Nemesi, rosa nera e sola, che non piangeva, che per gioco un cuore fermava e un'altra notte oscura attendeva... Affascinante figura, fantasia o forse metafora, sicuramente una lirica di grande pregio, coinvolgente, emozionante e preziosa. Atmosfera oscura da sogno. Bellissima, molto ammirata, complimenti.

