Crack
Pallidi pallidi marciavano, ore 10. 00,
compenetrati in giacche pervasivamente gessate
camminavano lì, a tambur battente verso una carriera pregna e succinta,
in abiti passionant, di passioni perverse e profane e paurosamente effimere,
sguardi agli altri, il patriziato delle cimici impudenti.
Io scarmigliato, il mondo intorno a me attorniato di sistemi,
intuii il miraggio di un copione dall'errore intollerabile
e allora, nell'amen dell'attimo
essa fiorì in me, oh qual sorte!
Fu la domanda, la domanda che dipinge la storia mortale,
riecheggiò tra le mie membra:
il glaciale sipario del vuoto, calò sulle ciglia
senza ch'io trovassi il modo di traslitterare il dubbio
e la risposta tuonò in tutto il suo furore.
Al capitombolo della Piramide,
alla resa dell'aureo mattino,
nel giorno delle case senza più chiavi e serratura,
che ne sarebbe rimasto?
Cenere mi piovette nell'immaginazione,
io rimanendo ritto, dimenticai tutto,
tra le dita solo una saldezza troppo fuligginosa.
Ma voltandomi verso il mendicante,
il ruggito in me sgolò,
erodendo le finzioni
e domandando
cosa succederà quando il vuoto dei loro animi li tradirà
consumandosi allo sfinimento,
e la rabbia ed il dolore del fratello
struggeranno tutto questo.
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L'autore
Nicolò Gugliuzz
Studente antropologo in eterno dubbio, scrittore e sognatore, più il primo che il secondo, sovente impegnato nell'ambito teatrale. Scrittore dapprima in prosa, poi poeta , prova a trovare una voce nel marasma letterario, il resto è solamente da vedere.
Commenti (1)
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X Bruna Rossini28 settembre 2012
Un po' "troppo" per apprezzare tutto... Uno scrivere che non è novità ma ha certamente un taglio personale e riconoscibile.