Lividi di seta
Stefano Drakul Canepa
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tinte pastello
nella terra ignara
di cose morte
Restavo celato alle ombre, non pronunciavo parole
e sentivo scorrere buio finché il silenzio vinceva sul mondo.
C'era chi non capiva, chi gridava melodie di fastidio
su questo mio rifugio di mura antiche e neri venti...
Io mi chiudevo sempre quando non vedevo tramonti
e anche quando il sole moriva da solo non lasciavo
tracce di me alla sera, non chiedevo nulla se non
quel poco calore rimasto alla luna, nelle notti d'autunno.
Per me era il tempo dei gesti fragili, che non dimenticano
un rifiuto ma sognano altre nuvole, altre danze di cenere
e cuore, altri percorsi di nostalgia da coltivare piano,
senza meta. Lividi di seta che restano intatti al tempo.
Restavo sospeso nel cuore, per me non c'era amore
da consegnare alle albe, non sospiri da illanguidire
né sogni divelti, sopravvissuti ai fantasmi di trascorse ere.
Io mi lasciavo sempre e non sentivo di me che le speranze
le ore tarde da pronunciare piano, finché il cielo brucia ancora.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (3)
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Miriam Badiani27 settembre 2012
Essere sospesi nella propria fragilità celandosi alle ombre... Bellissima introspezione di un cuore nostalgico, pregno di amore non consegnato e di nero soffuso tra gli spazi dell'anima. Di classe e stile impeccabile.
Poesiaerre27 settembre 2012
appena ho iniziato a leggere ho suito pensato ad un haiku tinte pastello nella terra ignara di cose morte. poi ho visto ...l'anima resta sospesa, in attesa, con lividi di seta...
Elle27 settembre 2012
Leggo un dolce abbandono, all'oblio, al lento lasciarsi... farsi trascorrere mentre si attende qualcosa. Un dolore soffocato, sordo invisibile ma presente... così sottile e morbido che appare di seta. Prezioso, ricercato, assaporato nelle notti di luna... di giorno quasi non vivere per poi rinascere con la notte. Bellissima



